Intrappolati nell’hotel a Passo Lanciano, il proprietario: “La neve bagnata la più pericolosa, sono stremato”

Tre giorni di neve senza tregua. Fiocchi fitti, pesanti, spinti dal vento fino a diventare cumuli alti tre metri, dune bianche che cancellano i contorni della montagna e le forme degli edifici. A Passo Lanciano, località ai piedi della Majella in Abruzzo, il ciclone Erminio trasforma l'inverno in emergenza: strade inghiottite, auto sepolte, alberi piegati e spezzati dal peso della neve bagnata.
All'alba del 2 aprile la bufera isola l'hotel Ti Bionda Suisse. L'accesso scompare sotto metri di neve, la strada principale è irraggiungibile. Dentro, però, niente panico: stupore e una solidarietà che fa la differenza.
"Una nevicata eccezionale", racconta il proprietario Fabio D'Aloisio, la voce stanca dopo ore a combattere contro il maltempo. "Ieri sono arrivati dei ragazzi. La struttura al momento è chiusa, ospitiamo solo gli operai dell'Anas. Si sono fermati per un caffè, poi è arrivata la bufera. Non potevamo lasciarli andare, troppo rischioso. Abbiamo acceso il riscaldamento e dato loro un posto per dormire".

Fuori intanto la montagna alza un muro. Tra l'hotel e la strada si accumula una distesa bianca e compatta, mentre il vento continua a sradicare alberi e a rovesciarli sulla carreggiata, bloccando ogni passaggio. Una situazione che ha richiesto l'intervento del 9° reggimento Alpini.
I militari aprono un varco con una ruspa, avanzando lentamente nella massa gelata. Un lavoro durato ore, fino al pomeriggio, quando il passaggio viene liberato quel tanto che basta per far arrivare gli spazzaneve e riaprire la via. I ragazzi rimasti bloccati possono così rientrare a valle.
"Erano tutti frequentatori della montagna", spiega D’Aloisio. "Nessuna paura, anzi erano affascinati dalla nevicata. Ma è stata davvero intensa per il periodo. E la neve bagnata è la più pericolosa: appesantisce tutto, fa cedere gli alberi, crea problemi seri".
La giornata però non finisce con la riapertura della strada. In serata, intorno alle 20, la neve si trasforma in pioggia. Un passaggio che aumenta il rischio: il manto si appesantisce, perde stabilità, può cedere.
Fabio non si ferma. Va avanti e indietro con la turbina, sotto l’acqua e nel freddo. "Bisogna tenere libera la via d’accesso, è una questione di sicurezza", dice. Poi, per un attimo, lascia spazio alla fatica: "Sono stremato, bagnato, infreddolito. Ma devo difendere la mia azienda. E lo faccio anche per mio padre, che ha 83 anni ed è qui dentro".
Vigile del fuoco volontario, D’Aloisio non ha dubbi su cosa fare. "Aiutare fa parte di me", aggiunge, mentre torna al lavoro. Intorno, altre case, altre persone che dipendono da quella strada ancora fragile.
