La commistione tra influenza stagionale e coronavirus sarà la grande sfida che dovranno affrontare nei prossimi mesi le autorità sanitarie. Antonino Bella, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità (Iss), ha spiegato all'Adnkronos che comunque "ancora non abbiamo avuto segnalazione di casi sporadici di influenza: normalmente la stagione si apre a metà ottobre, ma di solito a settembre ci sono sempre isolamenti sporadici. Quest'anno ancora no". Lo scienziato ha aggiunto che si aspetta un picco "tra fine gennaio e inizi di febbraio, come è accaduto negli ultimi anni, tranne in due stagioni quando il picco è arrivato subito dopo Natale".

Rispetto alla prossima influenza, tuttavia, il dottor Bella spiega: "Ci ispiriamo in genere a quanto accade nell'emisfero Sud: ebbene, l'ultima stagione in Australia è stata molto blanda. E questo può essere accaduto sia per una fluttuazione ciclica, sia per la presenza di un altro virus – Sars-CoV-2 – e per quella che i virologici chiamano competizione virale: un patogeno ne ‘scalza' un altro", analizza l'esperto. Ebbene, "se si conferma l'andamento visto nell'emisfero Sud, potremo avere una stagione blanda. In ogni caso ricordo l'importanza della vaccinazione che", anche se non protegge al 100%, "in ogni caso attenua i sintomi ed evita le pericolose complicanze", conclude Bella.

Proprio oggi la fondazione Gimbe ha fatto sapere che la maggior parte delle Regioni non dispone di scorte adeguate per rispondere a una richiesta di vaccini antinfluenzali che necessariamente dovrà essere più alta quest'anno. In alcuni territori, addirittura, non si arriverebbe nemmeno a garantire il vaccino per il 75% delle persone considerate a rischio. "La vaccinazione antinfluenzale oltre a ridurre le complicanze dell’influenza stagionale e contenere l’eccesso di mortalità, quest’anno ha un obiettivo strategico di salute pubblica: ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiano di sovraccaricare i servizi sanitari territoriali e i pronto soccorso", afferma il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta. Che poi aggiunge: "Questo obiettivo, tuttavia, richiede una copertura vaccinale molto ampia anche nelle fasce non a rischio che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali è affidata la ripresa economica del Paese".