BOLOGNA – Un'altra dolorosa pagina nella vicenda degli affidi illeciti di Bibbiano che hanno coinvolto e sconvolto diversi comuni della Val d'Enza, in provincia di Reggio Emilia.

In nuovi audio, diffusi da un servizio del TgR Emilia-Romagna, si sente una madre affidataria che lascia una bimba sotto un temporale, facendola scendere dall'auto, e la sgrida perché non parla di abusi subiti ma che non sarebbero mai avvenuti. "Scendi, io non ti voglio più",grida la donna, madre affidataria, in un'intercettazione ambientale dei carabinieri.

In un altro audio, la stessa donna sgrida la bimba perché non racconta su un diario di abusi subiti in passato: abusi che, secondo quanto emerge dall'inchiesta, non ci sarebbero mai stati.

"Tu non ci scrivi perché c'hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci. Non ci vuoi neanche andare vicino".

L'inchiesta si chiama Angeli e Demoni e verte sui bambini strappati senza motivo alle famiglie di Bibbiano, comune di 10mila abitanti in provincia di Reggio Emilia, che ha scosso profondamente l'opinione pubblica italiana.

Storie di affidi illeciti basati su relazioni false per togliere i bambini ai genitori, spesso in contesti familiari difficili, e collocarli in affido retribuito ad amici e conoscenti, presunte pressioni sui piccoli affinché raccontassero di abusi mai subiti, assistenti sociali precarie costretti ad assecondare le richieste dei superiori per paura di ritorsioni lavorative e soldi pubblici che sarebbero stati utilizzati per favorire le strutture private finite al centro delle indagini.

Insomma un vero film dell'orrore, con particolari raccapriccianti. Il quadro della vicenda che dalla provincia di Reggio Emilia ha sconvolto l’intero Paese è un insieme di particolari incredibili e choccanti riportati nelle 277 pagine dell’ordinanza firmata da Gip Luca Ramponi, con 27 persone indagate. Tra i reati contestati, frode processuale, depistaggio, abuso d'ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione e peculato d'uso. Sedici le misure cautelari nei loro confronti, sei le persone finite agli arresti domiciliari.