In Italia, secondo i dati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sono 647 le opere pubbliche iniziate, finanziate e mai concluse in tempo per ritardi nei lavori o per non aver superato i collaudi. Secondo uno studio del Codacons, le lungaggini e le modifiche in corso d'opera sono costate circa 4 miliardi di euro pari a 166 euro per ogni famiglia italiana. A oggi, per portare a termine queste infrastrutture servirebbero 1,4 miliardi di euro.

Le opere della vergogna sono autostrade che non portano da nessuna parte, ferrovie senza binari, dighe inutilizzate e lasciate in stato di abbandono. La maggior parte delle opere incompiute, però, impatta sulle le fasce più deboli delle zone di provincia. A essere colpiti dai ritardi, in particolare, sono gli edifici scolastici per i più piccoli. In tutta Italia sono più di 20 le scuole medie e dell’infanzia che aspettano ancora di essere realizzate. Soltanto In Basilicata mancano all’appello 2 scuole medie.

Ma nell'elenco delle opere lasciate a metà ci sono anche strade comunali, residenze per anziani, palazzetti dello sport e aree destinate alle attività ricreative dei più giovani come i campetti e le piscine.

Un capitolo a parte meritano gli impianti di depurazione, che aspettano da anni di vedere la luce. Da diciotto anni l’Italia non rispetta le leggi europee in materia di adeguamento dei sistemi idrici, tanto che nel 2018 la Corte di Giustizia del Lussemburgo ci ha condannati a pagare una multa di 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo, fino alla completa messa a norma. Secondo il Commissario straordinario per l’adeguamento delle fognature, Enrico Rolle, alla fine il conto sarà di mezzo miliardo.

Intanto quasi 400mila persone vivono ancora senza fognature. Nel comune di Tursi in Basilicata c'è un quartiere dove mancano la rete idrica e le fognature: lo stato dei lavori è fermo al 5.69%. Nel comune di Palombara Sabina, nel Lazio, i lavori di costruzione del depuratore sono fermi allo 0%. Ad Altamura in Puglia, la costruzione della fognatura nella zona industriale è ferma al 23%.

Percorrendo la Penisola da Sud a Nord ci si accorge che il nostro territorio è cosparso di infrastrutture fantasma. La Sicilia detiene il triste record di infrastrutture incompiute: sono ben 162,  la maggior parte non ha raggiunto neanche il 50% del completamento. Risalendo lo stivale, in Calabria troviamo la diga di Gimigliano, un'opera faraonica, la diga più grande d'Europa: dal 1982, anno del primo finanziamento a oggi, nonostante i 47 milioni di euro già spesi, è stata completata soltanto per il 16%. Tra ritardi e processi, l'unica cosa realizzata è stata l'esproprio delle case dei piccoli borghi confinanti. Insomma, gli abitanti hanno dovuto abbandonare tutti i loro beni per far posto a una diga che probabilmente non entrerà mai in funzione.

Pochi chilometri più a nord, in Basilicata troviamo la ferrovia Ferrandina-Matera, iniziata nel 1986 con uno stanziamento da 350 miliardi di vecchie lire. Le ultime stime parlano di un completamento lavori nel 2022, con solo tre anni di ritardo rispetto all'evento che sta portando nella città 700 mila turisti da tutto il mondo. I viaggiatori che arrivano per visitare la "Capitale della cultura", infatti, devono accontentarsi degli autobus. Paradossalmente, in città la stazione è già pronta all'uso: peccato che, dopo 40 milioni di euro già spesi, manchino ancora i 19 km di binari per collegare Ferrandina a Matera. Se la ferrovia fosse attiva i turisti e i cittadini potrebbero raggiungere Matera da Roma in soli 3 ore e 40 minuti, oggi ce ne vogliono quasi il doppio.

Nel centro Italia le cose non cambiano, in Abruzzo sono 31 le infrastrutture mai completate, 18 solo a Pescara. Nelle Marche i lavori di costruzione di un tratto della pedemontana (il tratto stradale n. 76) sono fermi all'1,27% del totale, ma sono costati già 3 milioni di euro.

È Roma, però, la capitale dello spreco, dove tra le 45 opere incompiute a livello regionale troviamo l'ormai celebre “Città dello sport” a Tor Vergata, nata per ospitare i mondiali di nuoto del 2009 e progettata dall’archistar Santiago Calatrava. Lo stato di avanzamento dei lavori iniziati nel 2005 è fermo al 16%; la struttura, infatti, non ha mai visto la luce, ma è già costata ai contribuenti ben 134 milioni di euro.

In Sardegna, la superstrada 127 "Settentrionale Sarda", la principale via di collegamento nel nord dell'isola, nel tratto Tempio-Sassari è ferma allo 0,32%, dopo anni di lavori.

In Veneto i lavori per la costruzione della scuola elementare di Cittadella Veneto sono fermi all'1,1%. Per costruire la scuola servirebbero 1,3 milioni di euro, a oggi abbiamo speso solo 15 mila euro.

Spostandoci a nord ovest, in Piemonte, tra le 9 opere mai finite troviamo l'autostrada Asti-Cuneo, in lavorazione da quasi 30 anni tanto da meritarsi il triste soprannome di "Salerno-Reggio Calabria del Nord", simbolo che i ritardi italiani uniscono nord e sud senza distinzioni.

"L'autostrada Asti-Cuneo, la A33, è anche nota come la Salerno-Reggio Calabria del Nord, – ci racconta Emanuele Bolla, vicesindaco di Alba – a oggi è già costata 470 milioni di euro. Fino a pochi chilometri prima di Alba l'autostrada è del tutto completata, tanto che si vedono i cartelli che indicano i nomi dei viadotti. Mancano i 9 chilometri che collegano l'ultimo moncone alla città di Alba. Purtroppo quest'opera incompiuta dimostra come anche al Nord si possa avere difficoltà a completare le opere."

Secondo uno studio dell'associazione trasportatori di Cuneo il mancato completamente dell'autostrada ha comportato per il settore un costo di 100 milioni di euro all'anno.

Analizzando da vicino queste singole infrastrutture incompiute è facile osservare come dietro i numeri ci siano delle ricadute pesantissime sui cittadini e sui lavoratori, che dai ritardi e dagli sprechi ci rimettono due volte, da un lato dovendo finanziare opere che probabilmente non vedranno mai la luce, dall'altro facendo fronte personalmente ai disservizi causati da questi ritardi.

Articolo a cura di Sacha Biazzo e Carla Falzone