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“In 29 anni ho subito tante violenze, agli uomini dico: incazzatevi, questa rivoluzione ha bisogno di voi”

Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, 105esima donna uccisa nel 2023, Fanpage.it apre uno spazio per le lettrici e i lettori per condividere le loro testimonianze. Se sei vittima di stalking o violenza chiama il numero 1522 – gratuito e attivo 24h su 24h.
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A cura di Redazione
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Giulia Cecchettin è la 105esima donna uccisa nel 2023. La 82esima in ambito familiare. Un dramma in seguito al quale la famiglia di Giulia, col papà Gino e la sorella Elena, hanno chiesto di “far nascere qualcosa perché non accada più”, di “fare rumore” e di denunciare, sempre. Se avete voglia di condividere le vostre testimonianze, Fanpage.it è aperto a voi. Scriveteci a segnalazioni@fanpage.it o cliccando qui. Se sei vittima di stalking o violenza chiama il numero 1522 – gratuito e attivo 24h su 24h. Pubblichiamo di seguito una testimonianza arrivata alla nostra redazione.

La lettera a Fanpage.it

Vi scrivo in preda allo sconforto perché vorrei che non fosse banale dire che nei miei 29 anni di vita ho subito violenze verbali e fisiche. Mentirei se dicessi di ricordarmele tutte. Sinceramente non saprei nemmeno quantificarle.

Catcalling mentre camminavo per strada in tuta, in pantaloncini, truccata, struccata, con la gonna lunga, con la minigonna. Battute sessiste da parte di amici, colleghi, conoscenti. Palpeggiamenti in discoteca. Strusciamenti sull’autobus. La lista è lunga e variegata.

Eppure, le esperienze di violenza che ho vissuto presentano tutte la stessa triste caratteristica: l’indifferenza degli uomini attorno a me.

Non potrò mai dimenticare l'episodio che più mi ha aperto gli occhi sull’indifferenza maschile in merito alla violenza di genere. È un usuale sabato sera universitario. Io e le mie amiche decidiamo di andare a bere qualcosa in un bar situato in una zona della movida della mia città. Mi avvicino al bancone e ordino 3 drink.

Nell’attesa di ricevere i cocktail richiesti noto che un gruppo di ragazzi sulla trentina entra nel locale e si avvicina al bancone. Un ragazzo del gruppo ritiene particolarmente divertente iniziare a toccare il mio bicchiere, al momento pieno solamente di cubetti di ghiaccio, e leccare la cannuccia che avrei dovuto usare a distanza di quale istante. Incomincio a innervosirmi. Mi sposto un po’, ma lui mi segue. Mi prende il sedere e me lo strizza.

Io, in preda a una rabbia indescrivibile, stacco la sua mano dal mio sedere e inizio a insultarlo. Lui ride e se ne va. Il tutto davanti a un barman di un metro e novanta che rimane impassibile, non dice niente, resta in silenzio.

Mi sono sentita umiliata e amareggiata. Inutile dire che ho passato una serata di m*** e che in quel bar non ci ho più messo piede.

Ragazze, non dubitate mai di valere abbastanza, di essere importanti, di meritarvi un mondo più giusto.

Ragazzi, ora mi rivolgo a voi. Capisco che non sia facile sentirsi dire che, pur non avendo mai sfiorato una donna neanche con un fiore (per voler fare una citazione nauseante), siete anche voi complici di questa società malata. Eppure dovete accettarlo, perché è così.

Pensate alle volte che avete riso a una battuta sessista del vostro amico. Alle volte che avete mandato foto di ragazze seminude nelle chat del fantacalcio. Alle volte che per sentirvi parte del branco non avete criticato l’amico che manda bacini e bacetti alle ragazze per strada.

Ragionateci. Ammettete le vostre colpe. Incazzatevi. Questa rivoluzione ha bisogno anche di voi.

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