"Conoscere il virus vuol dire studiarlo, ma non possiamo dire ancora di conoscerlo. In questa settimana è stato pubblicato un articolo che mostra come il virus stesso sia entrato nell'impianto di condizionamento di un ristorante a Guangzhou, in Cina, come è successo con la Sars, infettando tre cluster familiari". A parlare è Ilaria Capua, virologa e direttrice dell’One Health Center of Excellence all’Università della Florida. Intervenendo alla trasmissione DiMartedì su La7, l'esperta ha sottolineato che, sebbene sia stato notato un nuovo modo di contagio del nuovo Coronavirus, la sua trasmissione principale resta quella per via respiratoria, ricordando per altro che "per infettare una persona c'è bisogno di un certo quantitativo di virus. Si parla cioè di dose infettante, e generalmente non bastano quantità piccole".

Non si può escludere che il nuovo Coronavirus possa essere presente nel sistema fognario e quindi nell'acqua, come succede già con altri patogeni, come nel caso del colera, ma secondo Capua questo virus in particolare "si trasmette principalmente per via respiratoria". Ma i dati a disposizione degli scienziati per conoscere tutte le sfaccettature del Sars-Cov-2 sono ancora pochi. "Abbiamo notato che per le donne vi è un minore rischio di sviluppare la forma grave della malattia. Uno studio americano ha per esempio considerato 1500 pazienti, ma solo 300 di loro erano donne. Una situazione simile si è verificata anche in Italia ma il problema è che servono dati raccolti in maniera armonizzata", cosa che allo stato attuale manca.

Ciò che è certo è che l'unica arma a disposizione per combattere la diffusione del contagio è il distanziamento sociale, come dimostra anche l'ultimo bollettino dell'emergenza Covid-19 in Italia, che mostra una lieve diminuzione del numero di casi positivi e soprattutto dei pazienti ospedalizzati e ricoverati in terapia intensiva. "L'emergenza sanitaria non finirà con l'estate – ha sottolineato Capua -. Il fatto che i ricoveri diminuiscano è un ottimo segno perché vuol dire che le misure di contenimento funzionano e che la pressione sul servizio sanitario nazionale si sta allentando. Una volta che questo dato sarà consolidato possiamo pensare a come riaprire". Tuttavia, ha concluso la virologa, "ho in mente per il dopo un nuovo normale. Le nostre vite saranno trasformate, è un fenomeno di portata epocale. Per la prima volta dovremo fare un'operazione di sintesi tra scienza e necessità economiche del paese e delle famiglie. Quando avremo abbattuto la curva dei contagi bisognerà pensare alla normalità partendo da chi non potrà avere una vita normale, in primis le categorie a rischio, creando sistemi di protezione nei loro confronti. Se venisse confermato che le donne sono meno a rischio, vuol dire che possono essere parte importante della riapertura".