video suggerito
video suggerito

Il direttore truffava gli anziani a Enna, Poste Italiane condannata a risarcire 1,5 milioni di euro

Ex direttore di Poste prometteva investimenti redditizi e truffa 20 anziani di Valguarnera. Dopo 13 anni la Corte d’Appello condanna Poste Italiane a risarcire 1,5 milioni di euro alle vittime.
A cura di Davide Falcioni
348 CONDIVISIONI
Immagine

La promessa di guadagni elevati, rendite sicure e la rassicurante cornice dei prodotti di investimento di Poste Italiane. È così che un ex direttore di ufficio postale è riuscito a raggirare una ventina di anziani di Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna, prosciugando i loro risparmi e lasciandoli, in molti casi, sul lastrico. A distanza di anni, la vicenda giudiziaria si è conclusa con una sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, che ha condannato Poste Italiane al risarcimento di un milione e mezzo di euro in favore di 20 persone, vittime della truffa avvenuta tra il 2008 e il 2013. Sul procedimento penale è ora pendente un giudizio di Corte di Cassazione.

Secondo quanto ricostruito nel corso del processo il direttore prospettava investimenti particolarmente redditizi. Una volta incassate le somme, però, il denaro veniva trasferito su conti personali accesi presso altri istituti bancari e poi prelevato, fino a farlo sparire. Per evitare sospetti, alle vittime venivano periodicamente corrisposte delle somme, presentate come interessi maturati: un espediente che rafforzava l’illusione di investimenti solidi e produttivi.

La verità è emersa quando alcuni risparmiatori hanno chiesto la restituzione dell'intero capitale investito. A quel punto è apparso chiaro che i soldi erano "scomparsi". La segnalazione dell’ufficio Tutela aziendale – Fraud Management di Poste Italiane ha fatto scattare l’inchiesta della Procura di Enna che, nel 2013, ha accertato l’esistenza di un’attività fraudolenta all’interno dell’ufficio postale del territorio ennese.

Sul fronte civile la battaglia legale è stata lunga. "Abbiamo chiamato in causa Poste italiane per il risarcimento dei clienti facendo leva sulla responsabilità oggettiva – ha dichiarato l’avvocato Lorenzo Caruso  -. Nel giudizio civile, in primo grado, il tribunale non liquidò il danno patrimoniale perché, secondo i giudici, mancavano dei riscontri, ma in appello è stato deciso la restituzione di quel milione e mezzo di euro". Stando a quanto appreso da Fanpage.it, fin dall'inizio la stessa Poste Italiane è stata ammessa dal giudice come parte civile nel processo penale in cui il dipendente è stato condannato.

In attesa del pronunciamento della Cassazione è arrivata dopo tredici anni la sentenza della Corte d'Appello, un verdetto che, come sottolinea il legale dei risparmiatori, segna un punto fermo per le vittime: "Dopo 13 anni – aggiunge l’avvocato, che si è avvalso della collaborazione del collega Gianluca Di Barca – si è arrivati ad una sentenza che rende giustizia a persone che hanno, in buona fede, investito i loro risparmi. Abbiamo ottenuto il riconoscimento integrale di tutte le somme, vuol dire un milione e mezzo di euro per i miei assistiti, che sono di Valguarnera, oltre al riconoscimento delle spese e del danno non patrimoniale".

348 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views