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18 Gennaio 2023
14:59

Il boss mafioso Giuseppe Graviano querela Roberto Saviano e chiede il sequestro del suo libro

Il boss di Cosa Nostra Giuseppe Graviano, condannato all’ergastolo, ha chiesto il sequestro del libro “Solo è il coraggio” di Roberto Saviano.
A cura di Davide Falcioni
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"Giuseppe Graviano, uno degli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, responsabile insieme a Matteo Messina Denaro delle stragi di Roma, Firenze e Milano, mandante dell'assassinio di don Pino Puglisi, fratello dell'altro killer Francesco Graviano, mi querela e chiede il sequestro del mio romanzo ‘Solo è il coraggio'".

A rivelarlo, con un post pubblicato sui social network, è lo scrittore Roberto Saviano, autore di numerosi libri sulla criminalità organizzata e destinatario non solo di minacce di morte ma, da ultimo, di una querela da parte del boss di Cosa Nostra, che ha scritto "alla procura di Trento" un "atto di denuncia querela con richiesta urgente di sequestro", dalla Casa Circondariale di Terni.

Giuseppe Graviano
Giuseppe Graviano

Scrive Saviano: "Nelle pagine scritte autografe (per mostrare che la richiesta viene direttamente da lui), sproloquia su molte cose, ma fra quelle che hanno attirato di più la mia attenzione ce n'è una che riguarda il suo soprannome: ‘Madre Natura'. I suoi uomini lo chiamavano così perché aveva il potere di concedere o togliere la vita. Nella querela, invece, il boss Graviano mi scrive che quell’appellativo è dovuto al suo ‘troppo altruismo' e non, come lui sostiene, ‘al motivo falso redatto nel libro'. Le mafie sono sempre attente a osservare e monitorare come vengono descritte. Non hanno paura che qualcuno parli di loro, ma temono il modo in cui i loro crimini vengono raccontato".

Chi è Giuseppe Graviano, alias "Madre Natura"

Giuseppe Graviano oggi ha 59 anni. Affiliato alla Famiglia di Brancaccio insieme al fratello maggiore Filippo, nel 1990 divenne reggente del mandamento di Brancaccio-Ciaculli ed ebbe un ruolo importante nell'organizzazione delle stragi del 1993 a Palermo, Roma, Firenze e Milano, oltre che nell'omicidio di don Pino Puglisi.

Giuseppe Graviano, in particolare, sta scontando la pena all'ergastolo presso la casa circondariale di Terni; è stato accusato da numerosi pentiti di essere stato lui ad azionare il telecomando dell'autobomba che uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina. Di certo, comunque, ebbe un ruolo fondamentale nella strage di via D'Amelio.

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