I pizzini del boss Bagarella usciti dal 41bis sono stati consegnati alla Procura di Palermo
Di Giulia Ghirardi e Giorgia Venturini
I pizzini attribuiti a Leoluca Bagarella, usciti dal 41bis del carcere di Sassari, sono stati consegnati ai carabinieri del Ros di Palermo incaricati dalla Procura. I biglietti, al centro dell'inchiesta di Fanpage.it, sono ora nelle mani degli inquirenti che potranno verificarne autenticità, provenienza e modalità di fuoriuscita dal carcere. Al centro della vicenda rimane, infatti, una domanda: come è stato possibile che quei pizzini, attribuiti a uno dei boss storici di cosa nostra e detenuto nel regime di massima sicurezza, siano riusciti a uscire dal carcere?
Nel frattempo, il caso ha già provocato una reazione parlamentare: dopo l'inchiesta, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno presentato due interrogazioni al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo di fare luce sulle eventuali falle nei sistemi di sicurezza del 41bis. Insieme a loro, anche la Commissione parlamentare Antimafia ha annunciato verifiche.
L'inchiesta
L'inchiesta è partita dalla testimonianza di un ex detenuto del carcere di Sassari che ha consegnato a Fanpage.it alcuni pizzini attribuiti a Bagarella. Secondo il suo racconto, li avrebbe ricevuti dal compagno di cella, un detenuto impiegato nel servizio di distribuzione del vitto all'interno del 41bis.
All'interno dei pizzini ci sono principalmente saluti, ma anche appelli al ministero della Salute e riferimenti a macchine di lusso. Si legge: "Al ministro della Salute", "Saluti alle Maserati". Ma anche: "Alle rosse e a tutti i piccolini". Tutti sono firmati "Luca". Sul retro, invece, compare un elenco: Pasta e ceci. Tonno sott'olio. Funghi. Frutta di stagione. È la lista dei prodotti che i detenuti possono consumare all'interno del carcere. Su un altro c'è poi un dettaglio che li collega direttamente all'ambiente carcerario: "F.to La direzione".
Una volta ricevuti i pizzini, abbiamo deciso di mostrarli al magistrato Alfonso Sabella, colui che coordinò le indagini che portarono all'arresto di Bagarella il 24 giugno 1995. A Fanpage.it Sabella ha sottolineato diversi elementi che, a suo giudizio, mostrerebbero un legame tra i pizzini e la figura di Bagarella. In particolare, la firma: "È molto significativa. Pur chiamandosi Leoluca all'anagrafe, Bagarella veniva chiamato da tutti ‘Luca' in confidenza. Ed è così che lui stesso firma i suoi scritti".
Per capire come sia potuto accadere che un detenuto di un'altra sezione sia entrato e uscito in un reparto di massima sicurezza abbiamo analizzato decine di documenti, tra questi abbiamo trovato una circolare del ministero della Giustizia che affronta proprio la gestione dei servizi all'interno delle sezioni 41bis. Il regolamento prevede che alcune attività, come la pulizia delle camere detentive o la gestione del vitto, vengano svolte dai detenuti della stessa sezione "fatta salva la possibilità della Direzione di impiegare detenuti/internati di media sicurezza opportunamente individuati", si legge all'articolo 9 della circolare. Dunque, per ragioni pratiche, altri detenuti possono entrare in quegli spazi per svolgere attività quotidiane.
"Il 41bis dovrebbe impedire l'uscita di qualunque messaggio", aveva, però, ricordato Sabella. "Mi auguro per il bene del paese che questi pizzini non siano autentici, perché se veramente dovessero provenire da Leoluca Bagarella qualunque sia il suo contenuto sarebbe il fallimento di un intero sistema".