video suggerito
video suggerito

“Ho visto il marciapiede sbriciolarsi come un biscotto”: il racconto di uno degli sfollati di Niscemi

Lia Iacona è una dei 1.500 sfollati dopo la frana di Niscemi, in Sicilia, e a Fanpage.it racconta i tragici momenti della fuga al buio, il belvedere che crolla sotto i suoi occhi: “Verremo dimenticati presto”
65 CONDIVISIONI
Niscemi dopo la frana (Foto di Francesco Evola)
Niscemi dopo la frana (Foto di Francesco Evola)

"Quando ho chiuso il portone mi sono girata a guardare, e mi sono pentita di averlo fatto: ho visto la strada e la balaustra del belvedere crollare. Non lo dimenticherò mai". Lia Iacona vive da sempre a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, ed è tra i 1.500 sfollati che in queste ore hanno lasciato la propria abitazione a causa della frana che lentamente sta divorando la città. Nella sua testimonianza a Fanpage.it la speranza si alterna alla voce rotta dalla commozione: "Non mi faranno rientrare, lo so, ho perso tutto. E dopo tanti proclami tutti si dimenticheranno di noi".

Cosa è successo il giorno della frana?

Abito in una palazzina su tre livelli, mia madre si trova al piano terra e io con la mia famiglia sono negli altri due. Ero in bagno quando ho sentito un vocio dalla strada, le persone dicevano "Come dobbiamo fare?" e "Così all'improvviso?". Proprio in quel momento è andata via la luce e quindi credevo parlassero di quello, ma mi è sembrato strano quando sentito "Ora dove andiamo?". A quel punto mi sono affacciata e ho visto la gente che gridava, correva, e il Sindaco che urlava a tutti di uscire fuori di casa immediatamente. Io ho preso qualche medicinale e con la mia famiglia siamo andati via così come eravamo vestiti in quel momento. Da due giorni siamo senza un cambio. Ma il peggio è stato quando ho chiuso il portone mi sono girata, non l'avessi mai fatto.

Perché?

Ho visto la balaustra del belvedere e il marciapiede andare giù. Proprio come si sbriciola un biscotto di friabile. È crollato tutto. Quella scena non me la dimenticherò mai.

Cosa è successo alla sua casa?

Per il momento è ancora lì, nel quartiere Sante Croci, io sono a pochi metri dal punto in cui il belvedere è crollato. Ci hanno detto che ci faranno entrare tra oggi e domani per cinque minuti per prendere poche cose essenziali. Razionalmente, so che non rientreremo, perché rispetto alla frana del 1997 questa è tutta un'altra cosa, la voragine è molto più profonda.

Cosa prova?

Rabbia, e impotenza. Si dimenticheranno di noi come ci hanno dimenticati trent'anni fa, quando ci fecero evacuare e poi tornare. È questo che fa male, perché uno costruisce la casa con tanti sacrifici. Mi chiedo perché all'epoca ci abbiano fatto rientrare, mi sto facendo questa domanda di continuo. Poteva succedere di tutto.

Poi ho paura degli sciacalli, che ci portino via anche quello che è rimasto. Le case sono lì. La notte c'è la Polizia a controllare, ma andranno via, non possono stare lì a guardare per sempre.

Ha saputo che la frana non si è ancora fermata?

In questo momento non so a cosa credere. Prima guardavo i social, ma poi ho smesso perché leggevo tante notizie di sciacallaggio, e immagini create con l'intelligenza artificiale, avevo paura di impazzire perché non sapevo a cosa credere. Ho deciso di chiudere tutto e sentire solo le dirette del Sindaco, per attingere da fonti sicure. Ma tanto tra tre mesi non ci sarà più niente, tutto sarà dimenticato.

65 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views