Una singolare vicenda è quella raccontata da Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera e arriva direttamente da Fontanafredda, centro nei pressi di Pordenone. La storia è quella di Rino De Marco, impresario che nel 1981 decise di fare un acquisto piuttosto insolito: un aereo di linea dell'Alitalia, un Caravelle da 105 posti ancora perfettamente funzionante. Come ricorda il Corsera: "Lui vedeva realizzarsi il sogno di una vita, lei del sogno notava soprattutto le dimensioni: 31 metri di lunghezza, 9 di altezza, 40 tonnellate di peso. Gigantesco. De Marco lo piazzò nel suo giardino di Fontanafredda, fra i campi di mais della pianura pordenonese ai piedi del Piancavallo, e lì rimase per sempre, imponente e tricolore come un enorme giocattolo. La cronaca dell’epoca si ferma alla bizzarra idea di De Marco, che allora aveva 44 anni, due figli e del velivolo avrebbe voluto fare un ristorante o una gelateria da collegare a una casetta in calcestruzzo che in parte ha costruito".

Il problema è che l'idea della gelateria non si è mai realizzata e ora su quale terreno reso edificabile l'imprenditore paga anche l'Imu, solo quest'anno 1208 euro. Una gabella che è solo l'ultima in ordine di tempo, dal momento che sull'aereo ha pagato nel tempo anche una tassa di costruzione di 30 milioni, paradossalmente più di quanto era costato l'aereo (25 milioni, anche se poi "ne ho spesi più di cento per smontarlo, trasportarlo, rimontarlo e fissarlo a terra". Ovviamente ogni progetto è fallito per permessi negati e lungaggini burocratiche: "È finito tutto accatastato nel garage della sua bella villetta familiare, dignitosa ma non abbastanza grande da ospitare un simile ammasso di cose. Ci sono sedili infilati ovunque. La strumentazione della cabina di pilotaggio spunta in mezzo alla taverna, «nel bagno di sopra ho messo le macchinette di aspirazione, ho roba dappertutto». Praticamente trent’anni fa ha traslocato il Caravelle nella sua abitazione".