Gli avvocati della famiglia nel bosco fanno ricorso: “Mamma dipinta come una strega”, Catherine scrive una lettera

Scolarizzazione, socialità dei bambini, cicli vaccinali. Secondo gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, tutte le problematiche rilevate dal Tribunale per i Minorenni dell'Aquila si sarebbero risolte, e per questo i bimbi possono e devono tornare con i genitori. Sono questi i contenuti del ricorso presentato dai legali di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, noti alle cronache come la "famiglia nel bosco".
A novembre 2025, il Tribunale aveva sospeso ai coniugi la potestà genitoriale e disposto il trasferimento dei tre bambini – una femmina di 8 anni e due gemelli di 6 – in una casa famiglia di Vasto insieme alla madre che risiedeva su un piano separato della stessa struttura. Lo scorso 6 marzo, i giudici sono tornati su quella decisione con una nuova ordinanza, con la quale hanno deciso l'immediato allontanamento della madre dalla comunità e il trasferimento dei bambini altrove.
Nel prendere questa decisione, i giudici si sono basati sulle relazioni delle assistenti sociali e delle educatrici della casa famiglia, e da quelle pagine emerge una Catherine fortemente negativa, connotata da "scatti d'ira" e "incapace di seguire le regole". È l'immagine di una "strega maternale", come l'ha definita a Fanpage.it la garante dell'Infanzia Marina Terragni, che sarebbe tanto negativa per i suoi figli da doverli vedere solo durante incontri sorvegliati. Recentemente, le assistenti sociali avevano caldeggiato addirittura la sospensione delle videochiamate.
Il quadro che ne esce è quello di una vera e propria "strega", come sottolineano i difensori di Birmingham e del marito, a cui si aggiunge una pesante gogna mediatica che ancora una volta si concentra principalmente sulla madre.
“Catherine – si legge nel ricorso – è stata tratteggiata dall’assistente sociale, e da chi le ruota attorno, in una esaltazione di stereotipi e sospetti: rievoca nei pensieri quasi la ‘donna difettosa’ declinata alla fine del XV secolo nel ‘Malleus Maleficarum'”. Ovvero “Donne che, ieri come oggi, non avevano diritto a un processo vero. Qualunque azione era letta con la certezza della colpevolezza, nella impossibilità oggettiva di difesa, mortificata da un giudizio già scritto”. I legali puntano il dito contro “una caccia alle streghe che si è tradotta in una ricerca ossessiva, morbosa e persecutoria fondata su innegabili pregiudizi”.
La lettera di Catherine: "Usare spesso disinfettanti indebolisce i bimbi"
Per difendersi, Birmingham ha quindi deciso di scrivere una lettera di suo pugno da fare arrivare sul tavolo dei giudici in cui spiega le ragioni del suo stile di vita come modo per proteggere la salute dei figli. "Esporre i bambini fin da subito alla natura, agli animali e alla terra, li rende resistenti alle malattie. Usare spesso i disinfettanti invece, e non esporli, li indebolisce", riporta la trasmissione Dentro la notizia.
Anche dietro la decisione di prediligere la scuola parentale ci sarebbe la volontà di tutelare i piccoli: "Alcuni studi sostengono che separare i bambini dai genitori molto presto, mandandoli al nido, alla scuola materna o ad attività di gioco, può indebolire il loro legame. Anche se all'inizio possono sembrare più sicuri, gli effetti negativi possono emergere più tardi e durare nel tempo".