Matteo Cagnoni, il dermatologo imputato nel processo per l'omicidio della moglie Giulia Ballestri avvenuto nel 2016 a Ravenna, ha presentato ricorso contro la sentenza di condanna di primo grado all'ergastolo. I legali del dermatologo arrestato nel settembre di tre anni fa, chiederanno l'assoluzione, ma non è escluso che possano chiedere anche una perizia psichiatrica. La sentenza d'appello è prevista per il prossimo 25 settembre.

“Aveva deciso di uccidere sua moglie e stabilì che doveva soffrire, che doveva scontare perdendo la propria identità, quel volto che tutti ricordavano di aver visto insieme a lui e che, avendo disonorato lui, nessun altro doveva più guardare", così scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado che ha giudicato Matteo Cagnoni colpevole di omicidio volontario premeditato e aggravato dalla crudeltà. Giulia, 39 anni e in fase di separazione dal marito, è stata massacrata a bastonate, scaraventata con il volto contro lo spigolo del muro, spogliata e lasciata con il solo reggiseno sollevato sopra il collo. A trovare il corpo, nel settembre di tre anni fa, furono gli investigatori che la cercavano due giorni, da quando che era sparita dopo aver accompagnato i bambini a scuola.

Movente del delitto, per la sentenza, la macchia indelebile che Giulia avrebbe arrecato all'onore di Cagnoni continuando a frequentare Stefano Bezzi, l'uomo per cui aveva trovato la forza di lasciare il marito. Secondo quanto ricostruito dalle indagini Cagnoni aveva imposto alla moglie di smettere di vedere Bezzi fino a quando il divorzio non sarebbe stato effettivo. Non pago di ciò, aveva deciso di controllare lui stesso, dando mandato a un investigatore privato, se Giulia rispettasse o no il diktat. L'intrusione nel privato della moglie, nell'auto, nel cellulare, lo avevano messo in possesso di alcune conversazioni in cui la moglie si lamentava di lui e del fatto di dovergli ancora stare accanto, adempiendo a tutti i doveri di moglie, anche ai rapporti sessuali.

La frustrazione di Cagnoni, come ricostruito dai giudici, si sarebbe dunque accresciuta venendo a sapere questi particolari, facendo maturare in lui la decisione di punire per sempre sua moglie. Per questo l'avrebbe attirata nella spettrale villa di famiglia al centro di Ravenna, dove avrebbero deciso insieme cosa fare dei quadri di famiglia. Da mesi, infatti, i coniugi si confrontavano su come dividere i beni, anche se proprio Cagnoni stava cercando di ridurre al minimo le proprietà da dividere intestando ai parenti ciò che possedeva. Quel giorno, dunque, Giulia seguì il marito convinta di sbrigare una breve incombenza, ma fu aggredita sul ballatoio della villa, proprio davanti a quei quadri per cui non aveva mai mostrato grande interesse.

“La scelta di Matteo Cagnoni è stata una delle più atroci concepibili” scrivono i giudici. ‘Pur possedendo ‘legittimamente' una pistola, Cagnoni, infatti, ha scelto di uccidere sua moglie con un tronco preso dalla legna che aveva tagliato insieme ai figli qualche giorno prima. Con quel bastone, secondo i giudici ha dato sfogo a quanto di più atrocemente represso aveva dentro di sé. Sin dal giorno dell'arresto Cagnoni si è sempre professato innocente, sostenendo che a uccidere la moglie sarebbero stati alcuni rapinatori che l'avrebbero sorpresa in casa. La stessa teoria, in tempi non sospetti, era stata offerta dalla madre di Cagnoni al vice questore Assunta Ghizzoni, al quale la signora, mentre ancora si cerca Giulia, spiega che i nipotini sono soli per la madre (Giulia) è morta. "Lei come lo sa? Protesta il vicequestore: "Non l’ho appreso in TV”, si difende la signora. “No, lei – spiega – è morta due o tre giorni fa, perciò ancora non l’hanno detto, in seguito a una rapina avvenuta in una villa a Ravenna per mano di un albanese".