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Giallo dei tre cacciatori uccisi a Messina, l’indagato ammette: “Ho preso parte alla sparatoria”

L’uomo, 52 anni, ha dapprima ammesso di aver preso parte alla sparatoria in cui sono morti tre cacciatori nel messinese: poi però si è trincerato nel silenzio e non ha fornito agli inquirenti ulteriori dettagli.
A cura di Davide Falcioni
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Le indagini sull'omicidio dei tre cacciatori uccisi nel bosco di Montagnagrande, in provincia di Messina, lo scorso 28 gennaio, potrebbero essere arrivate a una svolta: un bracciante agricolo di 52 anni, unico indagato nella vicenda, ha infatti ammesso di aver preso parte al conflitto a fuoco in cui sono stati assassinati i fratelli Davis Pino, 26 anni, e Giuseppe Pino, 44 anni, di San Pier Niceto e Antonio Gatani, 82 anni di Patti.

Il 52enne ha confessato di aver partecipato alla sparatoria ma poi si è trincerato nel silenzio. A.S., dopo avere detto agli inquirenti, da persona informata dei fatti, quindi senza la presenza di un legale, di essere stato lì quella mattina del triplice omicidio, ha deciso di non aggiungere altro e non fornire ulteriori preziosi dettagli.

Stando a quanto rivela l'Adnkronos nei prossimi giorni l'uomo, indagato per omicidio, verrà interrogato di nuovo, in attesa del risultato di una serie di esami balistici in corso da parte dei Ris. Gli avvocati difensori del 52enne, Tommaso Calderone e Filippo Barbera, dopo avere chiesto la "riserva di incidente probatorio", congelando per dieci giorni l'inizio di tutti gli esami irripetibili su fucili, cartucce, proiettili, scarponi, vestiario, telefono, tampone per i residui di polvere da sparo riconducibili all'indagato, hanno presentato nei giorni scorsi la rinuncia di incidente probatorio.

Gli esami balistici sono considerati determinanti dal Procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, che nelle prossime settimane lascerà la Procura per insediarsi come Procuratore di Termini Imerese (Palermo). Il tampone sui residui di polvere da sparo effettuato all'indagato il giorno dopo la sparatoria potrebbe non servire perché l'uomo è un cacciatore, quindi anche nei giorni precedenti aveva usato l'arma.

Al momento le uniche certezze sono quindi i tre morti. E che A.S. era amico di Gatani, con cui condivideva la passione per la caccia al cinghiale nero dei Nebrodi, proprio dove è avvenuta la sparatoria, in contrada Caristia. L'indagato, subito dopo il ritrovamento dei tre cadaveri, la mattina del 28 gennaio, chiamato dagli inquirenti aveva ammesso di essere andato all'alba a casa di Gatani, "intorno alle 6, o poco prima". Dopo aver preso un caffè i due erano andati a prendere il cane da caccia di Gatani, nella sua campagna di Montagnareale.

Però qui, in un primo momento, A.S. ha detto di avere lasciato l'amico e di essere andato via, perché "pioveva". Poi, nelle ore successive, ha ammesso di essere stato lì e di avere partecipato alla sparatoria. Salvo poi, quando è stato chiamato il legale, avvalersi del silenzio.

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