Garlasco, l’ex legale di Sempio: “Che dicano la verità sui soldi a Venditti. Io non ho mai chiesto denaro”

Si riaccende il dibattito sul caso Garlasco dopo le parole di Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, intervenuto stasera a Quarto Grado su Rete4. L’avvocato ha commentato l’inchiesta che vede Giuseppe Sempio, padre di Andrea, indagato insieme all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari.
"Che dicessero la verità, inutile nascondere la testa sotto la sabbia. Se non hanno fatturato, che problema c’è? Dicano la verità", ha dichiarato Lovati, riferendosi alle somme – tra i 20 e i 30 mila euro – che, secondo gli inquirenti, la famiglia Sempio avrebbe versato a Venditti nel 2017, in cambio dell’archiviazione della posizione di Andrea nella prima inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. L’ex legale ha poi chiarito: "Io non ho mai chiesto soldi alla famiglia Sempio" e ha aggiunto, a proposito del suo ex assistito, che lo "riaccoglierebbe a braccia aperte" se dovesse avere bisogno di lui.
Le parole dell’avvocato arrivano in un momento cruciale dell’indagine condotta dalla Procura di Brescia, che ha notificato a Giuseppe Sempio un’informazione di garanzia. Nell’atto si ipotizza che la corruzione sia stata commessa a Pavia nel febbraio 2017, e si dispone l’estrazione forense dei dati da computer e dispositivi sequestrati a Venditti e a Sempio.
Secondo l’anticipazione del Tg1, il nome di Giuseppe Sempio compare nell’atto di iscrizione a registro per consentire l’analisi tecnica dei dispositivi, inclusi eventuali file cancellati. L’operazione, affidata al consulente informatico Matteo Ghigo di Pinerolo, durerà 45 giorni e servirà a individuare elementi utili a chiarire la natura dei rapporti tra le due parti.
Giuseppe Sempio era stato sentito dalla guardia di finanza lo scorso 26 settembre, inizialmente come persona informata sui fatti. Solo dopo l’interrogatorio è diventato indagato. Ai militari aveva spiegato che le somme contestate erano destinate al pagamento degli avvocati che avevano difeso il figlio nel 2017.
A sostegno della sua versione, aveva citato un appunto manoscritto – il cosiddetto “pizzino” – rinvenuto nella casa di famiglia, su cui compariva la frase “Gip Venditti archivia per 20-30 euro”. Secondo il padre, si trattava di una stima delle spese legali. Gli inquirenti, tuttavia, ritengono che quella giustificazione sia poco credibile: dai documenti bancari emergerebbero prelievi in contanti per almeno 15 mila euro, anteriori alla data del biglietto.
Un’informativa della Guardia di Finanza di Brescia, depositata nei giorni scorsi, ha rafforzato i sospetti dell’accusa. “Le modalità prospettate – scrivono i finanzieri – sembrano più vicine all’ipotesi di dover pagare in maniera occulta persone diverse, piuttosto che i difensori di fiducia”. Una frase che ribalta la versione fornita da Sempio, secondo il quale i soldi erano destinati esclusivamente ai legali.
Nel frattempo, i magistrati bresciani hanno disposto nuovi accertamenti sui dispositivi sequestrati a Mario Venditti, già restituiti dopo un primo ricorso al Riesame. Computer, tablet e telefoni saranno nuovamente analizzati per verificare se contengano elementi di prova utili all’inchiesta.
Il difensore di Venditti, l’avvocato Domenico Aiello, ha reso noto che l’ex procuratore starebbe valutando di presentare una denuncia contro i pm di Pavia, ritenendo ingiuste le accuse e le modalità con cui fu gestita la prima inchiesta.