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Frana Niscemi, la relazione degli esperti: “Impossibile stabilizzazione definitiva, scarpata cederà ancora”

Il risultato finale del report dell’Università di Firenze purtroppo conferma ciò che era già emerso da un’altra relazione sulla frana di Niscemi di 25 anni fa: “È impossibile una stabilizzazione definitiva dell’intero sistema mediante interventi strutturali estensivi”.
A cura di Antonio Palma
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La croce simbolo di Niscemi prima della caduta
La croce simbolo di Niscemi prima della caduta

A Niscemi bisognerà convivere per sempre con l’enorme frana che a gennaio ha fatto collassare un lungo tratto di paese perché l’evento franoso e così ampio e strutturale che non c’è nulla che possa fermarlo definitivamente ma solo accorgimenti limitati per un momentaneo consolidamento del terreno. La conferma arriva dalla nuova relazione tecnica stilata dagli esperti dell’università di Firenze chiamati dalla Protezione civile a valutare il rischio con analisi tecniche precise.

Il risultato finale del report purtroppo conferma ciò che era già emerso da un’altra relazione della Protezione Civile di 25 anni fa stilata dopo la prima frana che aveva coinvolto Niscemi. Anche in quel caso la relazione tecnica della Protezione civile aveva già avvertito del costante movimento del terreno e della possibilità di frane di dimensioni rilevanti a Niscemi consigliando diversi lavori di sistemazione che però non sono stati mai realizzati.

Gli stessi lavori sono consigliati anche oggi dal team guidato dal Professor Nicola Casagli dell'Università di Firenze che aveva già avvertito: “Ci siamo trovati di fronte a un fenomeno di proporzioni enormi. Una volta stabilizzato questo arretramento sarà necessario intervenire sulle argille sottostanti per drenare l’acqua, poiché è proprio l’acqua l’elemento che alimenta e muove queste grandi masse di terreno”.

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“La scarpata principale che borda il paese è suscettibile di un’evoluzione che potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica” spiega ora la perizia condotta con immagini satellitari, droni e radar di terra. “Il fronte instabile si sviluppa complessivamente per circa 4,7 chilometri con un volume totale di oltre 80 milioni di metri cubi, le scarpate presentano altezze mediamente comprese tra 25 e 30 metri, con valori massimi che superano i 40 metri” aggiunge l’analisi tecnica riportata dal Corriere della Sera.

“È impossibile una stabilizzazione definitiva dell’intero sistema mediante interventi strutturali estensivi” sentenzia la perizia, consigliando quello che era già stato scritto decenni fa e cioè lavori di riduzione dell’infiltrazione di acqua nel terreno molto sabbioso su cui sorge Niscemi ad esempio agendo “sulle aree critiche, quali l’alveo del torrente Benefizio” e “Mediante interventi di ingegneria naturalistica (piantumazioni)”.

“La strategia più saggia in questi casi sarebbe la delocalizzazione, spostando e ricostruendo in zone sicure, anche se tale percorso è estremamente complicato dal punto di vista sociale ed economico” aveva già avvertititi il Professor Casagli e la stessa relazione invita ora alla “delocalizzazione degli edifici ubicati entro una fascia di 50 metri dal margine della scarpata”.

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