Per la vicenda dei fondi della Lega prescritto il reato di truffa per l’ex leader della Lega Nord Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito che resta responsabile del reato di appropriazione indebita. Ci sarà per lui ci sarà la rideterminazione della pena in Appello. È quanto ha deciso la Corte di Cassazione che si è pronunciata in merito al processo sulla truffa ai danni dello Stato per i rimborsi elettorali. La decisione arriva dopo cinque ore di camera di consiglio. I giudici hanno confermato la confisca dei 49 milioni alla Lega, mentre cadono le confische personali. La sezione feriale penale della Corte ha quindi annullato senza rinvio "agli effetti penali" per prescrizione la condanna per truffa nei confronti di Bossi e Belsito. Restano fermi eventuali risarcimenti in favore delle parti civili Camera e Senato. Per l'ex tesoriere del Carroccio è divenuta irrevocabile la responsabilità penale per il solo capo di imputazione riguardante l'appropriazione indebita: sarà la Corte d'appello di Genova a dover rideterminare la sua pena in un processo d'appello bis. Riguardo i tre ex revisori dei conti, la Cassazione ha assolto "perché il fatto non sussiste" Stefano Aldovisi, mentre sono state confermate le condanne a 8 mesi per Antonio Turci e Diego Sanavio per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Dopo la decisione della Cassazione è arrivato subito un commento da parte dell'attuale leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini. "Sono anni che vanno avanti con questi 49 milioni, a me non cambia niente. Non mi cambia la vita", ha commentato il ministro dell'Interno.

Fondi Lega, la conferma della confisca dei 49 milioni di rimborsi elettorali

Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Marco Dall'Olio, aveva chiesto di confermare la condanna a 3 anni e 9 mesi all'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, e a un anno e 10 mesi per Umberto Bossi nel processo sui 49 milioni di rimborsi alla Lega. La conferma della sentenza della Corte d'Appello di Genova del 26 novembre 2018 comporta anche la conferma della confisca dei 49 milioni di rimborsi elettorali utilizzati per fini illegittimi grazie alla falsificazione dei bilanci per anni, dal 2008 al 2010. Il sostituto pg della Cassazione nella sua requisitoria ha parlato di “condotte truffaldine", "ben diverse dall'appropriazione indebita". "L'impianto probatorio è privo di incertezze da non poter essere messo in discussione", così il pg chiedendo la conferma delle condanne. Il magistrato aveva chiesto al collegio di dichiarare "inammissibili" i ricorsi di Bossi e Belsito, di disporre un nuovo processo in appello per gli ex revisori dei conti della Lega e per Belsito la declaratoria dall'interdizione dei pubblici uffici per cinque anni, perché non riportata nella sentenza di appello. In Appello Diego Sanavio e Antonio Turci sono stati condannati a otto mesi mentre Stefano Aldovisi a 4 mesi. Per loro i giudici hanno riformulato l'accusa da truffa a indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Fondi Lega, il Pg: "Usati per spese famiglia Bossi"

Il sostituto procuratore generale della Cassazione Dall'Olio non ha dubbi sulla mancata trasparenza e falsificazione riguardo alla rendicontazione delle spese, "finalizzata a ottenere i finanziamenti alla Lega". Nel corso della requisitoria all'udienza per il processo per truffa ai danni dello Stato, Dall'Olio si è detto d'accordo sulle motivazioni della sentenza della Corte d'Appello di Genova affermando, contro quanto ritiene la difesa, che "non è vero che rendiconti erano generici e non falsi. Ad esempio ci sono i rimborsi agli autisti mentre i soldi venivano utilizzati per pagare le spese della famiglia Bossi". "C'è poi un accredito riferibile all'acquisto della laurea per Renzo Bossi", così ancora Dall'Olio ricordando una cartellina con la scritta “family”. Secondo il sostituto pg della Cassazione, secondo cui è stato messo in piedi "un sistema artatamente sofisticato", la truffa "si configura simulando una trasparenza senza la quale le somme non si sarebbero potute ottenere. Le falsificazioni non erano finalizzate a occultare al partito le condotte appropriative ma a ottenere il finanziamento". È stata bocciata la richiesta di ricusazione avanzata da Belsito nei confronti dei giudici dell'intero collegio della Cassazione. Belsito aveva deciso di "ricusare" il collegio della sezione Feriale della corte di Cassazione chiamato a decidere sulle condanne e la confisca dei famigerati 49 milioni emesse dalla corte d'Appello di Genova nel novembre 2018. Come spiegato questa mattina dall'avvocato, l'udienza era stata sospesa per formalizzare la "ricusazione". Poi nel pomeriggio è stata dichiarata inammissibile da parte della Corte di Cassazione la richiesta di ricusazione dell’intero collegio presentata dai legali dell'ex tesorirere del Carroccio.

Fondi Lega, la vicenda partita nel 2012

La vicenda sui fondi della Lega Nord, con i 49 milioni di euro che il partito dovrebbe restituire allo Stato, va avanti dal 2012. Tutto è iniziato quando l’ex tesoriere Belsito venne indagato con le accuse di truffa ai danni dello Stato e riciclaggio per la sua gestione dei rimborsi elettorali. Secondo gli inquirenti, Belsito trasferì all’estero i soldi e li investì in varie attività, tra cui l'acquisto di diamanti. La vicenda portò alle dimissioni di Umberto Bossi dalla carica di segretario. Secondo l’accusa, i soldi non sarebbero andati solo a investimenti esteri ma utilizzati anche per spese personali per la famiglia Bossi.