Feci e batteri nell’acqua della malga: bimba ricoverata dopo aver mangiato formaggio. Al via processo

Una bambina di due anni, una malga di montagna e un pezzo di formaggio che, secondo l’accusa, avrebbe cambiato per sempre una vita. È da qui che prende forma il processo che si aprirà il 30 marzo prossimo a Trento e che vede imputato Igor Rizzardi, 31 anni, titolare dell’azienda agricola San Romedio e gestore in concessione di Malga Nuova, in località Zuoi, nel Comune di Predaia.
Rizzardi è chiamato a rispondere di lesioni personali colpose gravissime, commercio di sostanze alimentari nocive e inosservanza del piano di autocontrollo aziendale Haccp. I fatti risalgono all’estate del 2023. Il 25 giugno, durante una sosta in malga, alla bambina — allora di due anni — sarebbe stato somministrato un pezzo di formaggio tipo caciotta prodotto in loco. Nei giorni successivi le condizioni della piccola sono peggiorate rapidamente: dai primi disturbi intestinali fino al ricovero urgente e al trasferimento in terapia intensiva pediatrica a Padova.
Il 13 luglio 2023 i medici hanno diagnosticato una sindrome emolitico uremica (Seu) con "compromissione del quadro neurologico e renale con progressivo peggioramento clinico". La bambina è stata intubata e ventilata. Oggi, a distanza di oltre due anni, non è ancora guarita e segue un percorso continuo di cure e riabilitazione per i gravi danni neurologici riportati.
Secondo la Procura di Trento, il formaggio somministrato sarebbe stato contaminato da Escherichia coli, un batterio in grado di provocare patologie estremamente gravi. I ceppi batterici isolati sulla bambina sarebbero "perfettamente sovrapponibili" a quelli rinvenuti nei formaggi prodotti nella malga tra il 17 e il 24 giugno 2023. Un collegamento che la difesa contesta e che sarà al centro del dibattimento, anche perché non vi è prova certa che la piccola abbia effettivamente consumato quel formaggio.
L’inchiesta ha portato alla contestazione di tredici presunte irregolarità nella gestione dell’attività casearia. Tra queste, la Procura segnala la mancata osservanza delle norme igieniche, l’assenza di acqua calda per la sanificazione, pavimentazioni ritenute non idonee nei locali di lavorazione e l’omessa installazione di "idonee recinzioni a protezione della sorgente", circostanza che avrebbe favorito la contaminazione dell’acqua per la presenza di bovini e feci. Viene inoltre contestato a Rizzardi di non aver tenuto conto dell’esito non conforme di un’analisi sul latte crudo del 31 maggio 2023, che indicava una carica batterica elevata.
Nel corso delle indagini, durate quasi due anni e affidate anche ai carabinieri del Nas, sono state sequestrate circa 450 forme di formaggio e sottoposta a controllo la sorgente che riforniva la malga, risultata contaminata. Il Comune aveva successivamente disposto il divieto di utilizzo dell’acqua a fini potabili.
Sono state invece stralciate le posizioni della sindaca di Predaia Giuliana Cova e dell’ex sindaco Paolo Forno, inizialmente indagati per presunte omissioni nei controlli sulla sorgente. Le accuse nei loro confronti sono state respinte dalle difese e restano ora separate dal procedimento principale.
Nel frattempo, l’imputato attende l’avvio del processo. "Il titolare della malga si dichiara profondamente addolorato per quanto accaduto alla bimba ed esprime vicinanza alla famiglia. A tutt’oggi non si capacita di quello che è successo. Ora attende questo inevitabile processo per potersi difendere", ha spiegato il suo avvocato Andrea de Bartolini.
Sarà il tribunale, a partire dal 30 marzo, a valutare la fondatezza delle accuse e a stabilire eventuali responsabilità. Resta aperta anche la possibilità che la famiglia della bambina si costituisca parte civile.