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Famiglia nel bosco, parla la zia dei bimbi: “In casa famiglia vivono come in carcere”

La zia dei tre bimbi che da novembre sono in casa famiglia, Rachael Birmingham, ha affermato che i nipoti sono sempre più agitati. Secondo lei, i minori sarebbero diventati perfino violenti. “Vivono come in carcere”.
A cura di Gabriella Mazzeo
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"Stanno rovinando 3 bambini. Subiranno danni irreparabili per ogni giorno trascorso lontano dai genitori". A parlare è la zia dei tre bimbi del bosco, in casa famiglia dallo scorso 20 novembre. Rachael Birmingham è arrivata in Italia insieme alla madre dall'Australia per stare accanto ai genitori dei tre piccoli, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Le due donne sono andate a trovare i nipoti in casa famiglia e secondo quanto da loro raccontato, li avrebbero visti agitati e "molto più violenti".

Le due erano state criticate dalla tutrice legale Maria Luisa Palladino, secondo la quale i parenti di origine ostacolerebbero l'adattamento dei tre fratellini nella casa famiglia. Nella sua relazione, aveva definito zia e nonna "una minaccia". La zia dei tre ha invece delineato un quadro opposto: secondo la donna, i tre sono sottoposti a restrizioni ferree, un monitoraggio costante e incontri brevi con la famiglia di origine. Secondo Rachael Birmingham, i tre minori avrebbero avuto una regressione e sarebbero divenuti "ansiosi e aggressivi".

La donna ha contestato i metodi della struttura nella quale sono ospiti i nipoti e ha lanciato un appello al tribunale sull'urgenza di fermare il trauma in corso. Per Rachael Birmingham, i bimbi vivrebbero "come in carcere".

Nella giornata di ieri i legali della coppia anglo-australiana da mesi al centro della vicenda hanno fatto sapere di voler chiedere la ricusazione della psicologa Valentina Garrapetta, che avrebbe dovuto affiancare una terza esperta per i test sulle capacità genitoriali di Nathan Trevallion e di sua moglie. Garrapetta aveva pubblicato online alcuni post contro la famiglia del bosco e in seguito è stata chiamata dal Tribunale ad affiancare l'esperta per la terza perizia. La psicologa si era difesa dicendo di aver pubblicato quei post a titolo personale, eppure sono spariti dal suo profilo social dopo lo scoppio della polemica.

Lo psicologo Tonino Cantelmi, perito di parte nel procedimento, vorrebbe chiedere l'accesso agli atti presso l'Ordine professionale per verificare i titoli della psicologa. "Eventualmente quello di psicoterapeuta, che si può conseguire solo dopo quattro anni dall'iscrizione all'Albo. Garrapetta era iscritta da poco più di tre anni", ha concluso.

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