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L’ex ministro Terzi: “Marò rimandati in India per pressioni di gruppi economici”

Per Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non dovevano essere rimandati in India. Se questo è stato fatto è anche per le “fortissime pressioni di gruppi economici”. Terzi ha detto anche di temere per la loro vita.
A cura di Susanna Picone
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Tra i tanti che in Italia non avrebbero voluto che i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone fossero rimandati in India in seguito al permesso che gli era stato concesso da New Delhi c’è sicuramente Giulio Terzi di Sant’Agata, all’epoca dei fatti ministro degli Esteri. Terzi, intervistato da Il Tempo, ha spiegato i motivi che riportarono i due marò in India (dove sono accusati di aver ucciso due pescatori) e ha detto anche di temere per la loro vita. Le parole dell’ex ministro arrivano nei giorni durante i quali la vicenda di Latorre e Girone sembra complicarsi ancora di più: il governo indiano ha infatti fatto sapere di dover ancora decidere a proposito dell’eventualità della pena di morte. I due fucilieri di marina “non dovevano essere rimandati in India” – ha spiegato Terzi – e, se questo è stato fatto, è anche per le “fortissime pressioni di gruppi economici”. Inoltre è il silenzio di queste ore di New Delhi sulla possibilità che venga applicata la legislazione antiterrorismo a preoccupare ancor di più l’ex ministro: “Mi fa temere per la loro vita”, ha spiegato.

“Mi sono espresso contro il rinvio dei marò” – “Tutti – ha ricordato Terzi – hanno detto che quella legislazione non era applicabile, che non dovevamo preoccuparci, ma il fatto è che queste assicurazioni non si sono concretizzate. Ho sostenuto sin dall'inizio che un impegno formale sulla non applicazione di questa legislazione antiterrorismo ai nostri marò era il presupposto per la loro riconsegna. Mi sono espresso contro il rinvio dei marò e mi sono appellato al Presidente del Consiglio”. Questo perché non era stato preso un impegno formale “a meno di prendere per buone due righe di un incaricato di affari indiano”. A proposito del ritorno in India dei militari Terzi ha spiegato che in quei giorni “ci sono state forti pressioni di gruppi economici sul governo (che stava trattenendo Latorre e Girone) perché rivedesse le sue posizioni”. Terzi spiega: “Non mi spingo a dire che qualcuno abbia detto ‘ridateglieli’. Ma ci fu un forte invito al governo perché rivedesse la sua posizione”. A proposito della situazione attuale, Terzi ha detto che un atteggiamento di basso profilo non può ottenere risultati, che “serve una forte visibilità internazionale”. Mi auguro – ha spiegato ancora l’ex ministro – che il governo indiano “dica che non verrà adottata la legge antiterrorismo”.

Il ministro Bonino: “Tutto dipende dal capo di imputazione” – Intanto, anche l’attuale ministro degli Esteri Emma Bonino è tornata a parlare del caso marò. L’ha fatto dalle pagine de La Stampa: secondo il capo della Farnesina, la situazione da parte indiana è sempre più confusa e l’Italia valuta tutte le opzioni in campo. Il ministro Bonino ha detto di aver parlato con il vice-presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che nei giorni scorsi ha minacciato di interrompere i negoziati di libero scambio Ue-India qualora la magistratura indiana decidesse di far ricorso alla pena di morte nel processo ai due militari italiani. Per Bonino ora tutto dipende dal capo d’imputazione: quando sarà formulato – ha spiegato – vedremo, “tutte le opzioni saranno sul tappeto”.

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