Estorsioni e violenza sessuale sugli adepti, smantellata la Setta dell’alchimia: “Sui conti versati 500mila euro”

Smantellata dalla Polizia di Perugia una presunta setta, attraverso la quale le persone ai vertici dell'organizzazione avrebbero compiuto diversi reati, tra cui truffa, estorsione e violenza sessuale, ai danni degli adepti.
Nell'ambito delle indagini è stato disposto il fermo di tre uomini e una donna, indagati a vario titolo (tre sono stati eseguiti mentre uno sarà estradato dall'estero). Sarebbero inoltre coinvolte altre due persone a piede libero.
Tra i fermati ci sarebbero Alfredo Mangone e l'ex compagna Tatiana Ionel, già oggetto di un'inchiesta giornalistica del programma Rai FarWest. L'indagine, coordinata dalla Procura del capoluogo umbro, è stata avviata dopo la segnalazione pervenuta agli inquirenti dal padre di un membro del gruppo.
L'uomo aveva riferito che il figlio, a metà del 2023, aveva iniziato a frequentare alcuni corsi di alchimia con un fantomatico "maestro" e in seguito, si legge in una nota diffusa dalla Procura di Perugia, si era trasferito all'interno di una struttura del gruppo e aveva eseguito pagamenti mensili.
Aveva inoltre raccontato che il figlio aveva deciso di lasciare il suo lavoro per seguire l'associazione, prima in provincia di Pesaro Urbino e poi in Umbria, interrompendo completamente qualsiasi rapporto con amici e familiari.
Grazie a una complessa attività investigativa, che ha visto i poliziotti impiegati in pedinamenti, audizione di testimoni e intercettazioni, è stato possibile raccogliere gravi indizi sull'associazione, nell’ambito della quale i soggetti fermati, che si definivano “Maestro”, “Maestra”, “Sciamano”, “Guaritore”, avrebbero partecipato all’attività della setta.
Ogni appartenente aveva un ruolo diverso: c'era una guida dell’associazione, un addetto al reclutamento degli associati, con compiti di adescamento tramite tecniche per carpire la fiducia degli adepti e di minaccia in caso di abbandono del percorso, un responsabile della realizzazione dei riti all’interno della setta e, infine, un responsabile delle pratiche curative.
Sui conti correnti bancari sono stati riscontrati in favore della associazione numerosi versamenti mensili e donazioni dagli associati, per un valore complessivo di oltre 500mila euro, denaro in parte utilizzato dagli indagati per l’acquisto di macchine di lusso, gioielli e per cene al ristorante.
Per ottenere i pagamenti e indurli a non abbandonare l’associazione, gli indagati avrebbero fatto ricorso a tecniche di manipolazione, minacce di ripercussioni spirituali, di malattia o malasorte e promesse di salvezza.
Da ulteriori approfondimenti investigativi sarebbe inoltre emerso che un uomo di 56 anni, mediante abuso di autorità, avrebbe approfittato del proprio ruolo di “maestro” e della situazione emotiva di vulnerabilità di un’associata, per costringerla a subire rapporti sessuali, inducendo quest’ultima a credere che fosse una pratica per la purificazione dell’anima.
Sulla base dei gravi indizi di colpevolezza raccolti e del concreto pericolo di fuga di quattro degli indagati, emersi nel corso delle indagini, il pubblico ministero titolare del procedimento ha disposto l’applicazione della misura del fermo di indiziati di delitto.
Altri due indagati, aventi dei ruoli marginali all’interno dell’associazione, sono invece a piede libero ma indagati per gli stessi reati di associazione a delinquere e per i reati di truffa ed estorsione.
Tre dei quattro indagati, una volta notificata la misura, sono stati condotti presso il carcere di Perugia – Capanne e di Poggioreale. Per uno di loro, invece, che risiede all’estero, bisognerà procedere con l'estradizione.
È stata richiesta al giudice per le indagini preliminari la convalida dei fermi e l’applicazione di misure cautelari.