Potrebbe essere arrivata la svolta nel caso di Emanuela Orlandi. In Vaticano sono iniziate le operazioni di apertura delle due tombe nel cimitero Teutonico, dove i famigliari sospettano che ci siano i resti della ragazza scomparsa nel 1983. L’operazione, fortemente voluta dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e disposta dal promotore di giustizia vaticano Gian Piero Milano, è stata approvata dall'ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. “Finalmente un segnale di apertura da parte del Vaticano”, ha commentato stamane ai microfoni di Fanpage, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, da sempre impegnato nella lotta per la verità sulla scomparsa della sorella. Il direttore della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti precisa che "non è possibile prevedere, al momento, i tempi di durata per concludere tali operazioni, che vedono impiegate una quindicina di persone".

Le tombe dove si sospetta ci siano i resti di Emanuela

Nello specifico, verranno aperte la cosiddetta “Tomba dell’Angelo” in cui è sepolta la principessa Sophie von Hohenlohe, morta nel 1836, e quella attigua in cui è sepolta la principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo, morta nel 1840. A segnalare la possibilità che i resti di Emanuela si trovassero nel cimitero teutonico è stata una lettera anonima accompagnata dalla foto di una tomba e da una scritta: “Cercate dove indica l’angelo”. Nel cimitero, infatti, i due loculi sono sovrastati da un angelo che guarda verso il basso. Sarà poi Giovanni Arcudi, uno dei maggiori esperti di antropologia forense, professore di medicina legale all’Università Tor Vergata di Roma, ad occuparsi delle analisi dei reperti e del prelevamento dei campioni per il successivo esame del DNA, in presenza del perito e del legale della famiglia Orlandi.

Le parole di Pietro Orlandi

“Aprendo queste due tombe il Vaticano ammette la possibilità, tutta da verificare che ci possano essere responsabilità interne – ha detto ieri Pietro Orlandi – Un cambio di posizione, si ammette una possibilità finora sempre negata. Finalmente dopo 36 anni c’è una collaborazione concreta e giusta che io apprezzo tantissimo”. “Siamo impegnati – ha spiegato Arcudi a Vatican News – nell’apertura di due tombe nelle quali presumiamo di trovare resti già allo stato scheletrico. Se sarà così, come possiamo presumere, io andrò ad applicare i protocolli internazionali che si utilizzano per l’identificazione di resti scheletrici per la loro classificazione e per la loro datazione e per tutte le altre diagnosi che si possono fare in antropologia forense, per stabilire età, sesso, statura e quant’altro. In questa fase stiamo parlando di un’indagine di antropologia forense, che appunto ha la finalità di raggiungere delle diagnosi attraverso l’esame morfologico delle ossa. Prendiamo osso per osso e vediamo quali sono le sue caratteristiche e in base a questo definiamo tutte le diagnosi di cui ho appena parlato. Abbiamo predisposto, come si fa per questi casi, un ordine protocollare, che potrà subire modifiche in base a ciò che andremo a riscontrare dopo l’apertura delle tombe, nel caso ci trovassimo di fronte a repertazioni diverse da quelle che ci aspettiamo”.