Emanuela Orlandi è scomparsa il 22 giugno 1983, a pochi passi dalla basilica di Sant’Apollinare, a Roma. Quel giorno Emanuela, 15 anni, studentessa figlia di un messo pontificio di Papa Giovanni Paolo II, prese lezioni di musica, come al solito, e mandò avanti le amiche per prendere il bus, perché, spiegò, le avrebbe raggiunte dopo. Da allora nessuno ha più saputo niente di lei, ma il suo caso, a differenza di tanti altri casi di adolescenti scomparse, è rimasto nella storia. Ecco quali sono le piste seguite negli ultimi 36 anni sul mistero Orlandi.

Il delitto a sfondo sessuale

Margherita Gerunda, ex pubblico ministero, la donna che per prima seguì l'inchiesta sul caso Orlandi, orientò le indagini sul ‘sequestro a scopo di libidine‘. Gerunda, che nei primi tempi mantenne il riserbo sulle proprie ipotesi, per motivi di delicatezza e rispetto per la famiglia Orlandi, rimarrà sempre convinta del fatto che Emanuele fu vittima di un delitto a sfondo sessuale. La ragazza, per l'ex magistrato, sarebbe stata violentata e uccisa quello stesso giorno, o che fosse morta per le sevizie subite. Gerunda fu sollevata dal caso quando si rifiutò di seguire la pista del rapimento politico legata alle telefonate anonime in Vaticano.

La pista dei lupi Grigi

Messa quasi subito da parte la pista del delitto sessuale, gli inquirenti cominciarono a indagare sulle tracce del fantomatico ‘Americano', il nome con cui fu indicato l'autore di alcune telefonate anonime giunte alla segreteria vaticana e a casa Orlandi. L'Americano, così detto per lo strano accento anglofono, aveva chiamato il 5 luglio, diversi giorni dopo la scomparsa di Emanuela, proponendo di scambiare la vita della ragazza con la libertà di Mehmed Ali Agca. Agca era il terrorista turco dei ‘Lupi Grigi' che due mesi prima aveva sparato a papa Wojtyla, in piazza San Pietro. Non ci sono notizie di questa trattativa, in ogni caso Agca resta dov'e, ed Emanuela continua a essere una ragazza scomparsa. Non esistono prove che confermino che l'Americano fosse effettivamente un intermediario.

La pista del doppio rapimento Gregori – Orlandi

Il famigerato Americano si fa vivo anche con i familiari di un'altra ragazza scomparsa, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela, sparita da Roma il 7 maggio del 1983, 40 giorni prima di Emanuela. l'Americano telefonò direttamente al negozio dei Gregori, a Roma, ma questa volta non fece richieste. Si limitò a leggere le etichette dei vestiti che Mirella indossava nel giorno della scomparsa. Da allora non si rifece mai più vivo. Anche se i due casi furono collegati dalla figura del fantomatico ‘americano', non esistono prove che lo siano veramente.

La pista della Magliana

Se c'è una ricorrente sinistra nel caso Orlandi, sono le telefonate. Smesse quelle dell'Americano, centinai di mitomani, impostori, depistatori vari hanno contattato la polizia e le redazioni dei giornali. Anche se per la maggior parte venivano archiviate come millanterie, ce ne fu una che si elevo al rango di ‘pista'. Fu quando un anonimo chiamò nello studio di ‘Chi l'ha visto?', alludendo al coinvolgimento di Renatino De Pedis, il boss della banda ella Magliana, nel caso Orlandi. Un coinvolgimento che non era diretto, ma finale, per così dire, perché De Pedis si sarebbe limitato alla risoluzione di un problema che riguardava un alto prelato vaticano, che per ricompensare De Pedis gli avrebbe concesso un sepolcro in Sant'Apollinare, proprio dove Emanuela andava a suonare il flauto. Nella tomba c'erano effettivamente i resti di De Pedis, ma il suo coinvolgimento, nonostante la testimonianza della sua ex amante, Sabina Minardi, non fu mai dimostrato.

La pista dell'orgia in Vaticano

Di cosa avrebbe dovuto sdebitarsi l'alto prelato con De Pedis? È qui che entra in gioco la terza pista. Emanuela, come ipotizzato pure dal pm Gerunda, sarebbe morta per o durante una violenza sessuale, ma non da un predatore qualsiasi: da un prete. L'orgia di pedofili in Vaticano è una (spaventosa) ricostruzione suggerita da Padre Gabriele Amorth, il prete esorcista. Secondo Armoyh, che cita delle fonti, Emanuela sarebbe stata attirata in un festino hard e lì sarebbe morta. A organizzare questo genere di ‘feste', sarebbe stato l'ex rettore della Basilica di Sant'Apollinare, dove Emanuele andava a prendere lezioni di musica. Neanche questa pista ha mai trovato riscontri.

Le ossa in Nunziatura

Accanto alle piste vere o verosimili, ci sono anche le suggestioni. Di suggestione si è trattato nel caso delle famose ossa ritrovate nella sede della Nunziatura Apostolica vaticana, a Roma. Resti che avevano centinaia di anni sono stati ritenuti compatibili con quelli di Emanuela Orlandi, per un collegamento che, all'indoamni del ritrovamento, un anno fa, fu solo giornalistico. L'equipe di esperti dimostrò infatti che quei resti non avevano nulla a che vedere con Emanuela. Fino ad allora, però, la famiglia si illuse di poter avere finalmente la verità.

Le tombe al cimitero teutonico

A distanza di un anno, nel 2019, le ossa di Emanuela sono tornate sulle pagine di cronaca. Complice una lettera, che annunciava che avrebbero ritrovato i resti di Emanuela sotto la ‘tomba dell'angelo' al cimitero teutonico vaticano. Le tombe sono state scoperchiate e si sono rivelate vuote, anche qui, con sconcerto e dolore della famiglia.

La lettera di Alì Agca: "Emanuela è viva"

Solo poche settimane dopo, spunta dal nulla una lettera di Alì Agca, l'uomo che avrebbe dovuto essere liberato in cambio della vita di Emanuela. "È viva e sta bene, il Vaticano non c'entra, la CIA, sì. È stata rapita per motivi legati al ‘terzo segreto di Fatima'. Scommettiamo che anche questa pista non porterà a nulla?