Si è spento nella sua abitazione torinese Luciano Gallino, uno dei più autorevoli sociologi italiani, nonché uno fra gli analisti più apprezzati in tema di politiche del lavoro. Gallino aveva dovuto subire alcuni delicati interventi chirurgici in questi ultimi mesi: è morto questa notte all’età di 88 anni.

Gallino vanta una lunghissima carriera, cominciata negli anni cinquanta nell’Ufficio Studi Relazioni Sociali della Olivetti (struttura potenziata da Adriano Olivetti e polo di primissimo piano per lo studio delle dinamiche sociali nei luoghi di lavoro). Una carriera proseguita negli Stati Uniti, dove aveva potuto approfondire i suoi studi sui modelli economici fordisti e le relazioni sociali in una delle economie in espansione. Dagli Stati Uniti tornò in Italia alla fine degli anni sessanta, per diventare l’animatore dell’Istituto di Sociologia di Torino, sua città di nascita alla quale sarà sempre legato.

Negli ultimi anni la sua attività si è concentrata nella critica al sistema capitalista, e in particolar modo alle storture e ai danni delle speculazioni finanziarie, causa e conseguenza al tempo stesso della crisi economica e delle tensioni sociali. Molte polemiche hanno generato i suoi pamphlet contro quello che definiva “il colpo di Stato di banche e Governi”: Gallino, infatti, rintracciava nella tecnocrazia europea e nei suoi legami con la finanza speculativa un vero e proprio attacco alle fondamenta democratiche europee. I suoi studi, inoltre, si sono concentrati sulle conseguenze della “flessibilizzazione” e della precarizzazione del mondo del lavoro, con una dura critica alle politiche neo-liberiste e allo smantellamento dello Stato sociale, che Gallino rintracciava come una sorta di leit motiv delle politiche perseguite dai Governi occidentali negli ultimi 20 anni.