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“Dopo l’Arco dell’Amore in Puglia ci saranno altre frane, a rischio 63mila persone”: l’allarme dei geologi

Il presidente dei geologi della Puglia, Giovanni Caputo, denuncia come il 53% delle coste sia a rischio: “Non solo l’Arco di Sant’Andrea, si contano 839 frane. Ecco perché è crollato”
Intervista a Giovanni Caputo
Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia
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L’Arco di Sant’Andrea a Melendugno prima del crollo
L’Arco di Sant’Andrea a Melendugno prima del crollo

"È stato solo un caso che non ci siano state vittime, perché il crollo è avvenuto in una zona dove non c'erano infrastrutture e in un periodo di bassa stagione, ma nel periodo di luglio-agosto avrebbe potuto essere una tragedia". Lo dice a Fanpage.it il presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, Giovanni Caputo, che questa mattina si è recato a Melendugno in Salento, dove sono crollati i Faraglioni di Sant'Andrea.

L'arco degli innamorati è solo l'ultimo simbolo di un'Italia che crolla e di una Puglia particolarmente esposta ai rischi a causa della forte antropizzazione delle coste. L'esperto spiega perché è crollato e perché un evento simile potrebbe ripetersi molto presto nella regione.

Oggi si è recato sul posto. Qual è la situazione?

Il fenomeno è ancora attivo, ci saranno altre frane. A poca distanza si vedono già altre fratture, e la zona non è ancora stata delimitata. Serve monitorare tutta l'area, almeno fino a quando il fenomeno prosegue, e attivare un tavolo tecnico regionale. Questa situazione non riguarda solo Sant'Andrea ed è estremamente pericolosa.

La frana non si ferma (Foto di Giovanni Caputo)
La frana non si ferma (Foto di Giovanni Caputo)

Come mai l'Arco di Sant'Andrea è crollato?

L'evoluzione della stessa erosione che ha scavato la roccia e creato l'arco ha portato al crollo. Gli eventi meteorologici estremi hanno accelerato l'erosione e si sono create delle fratture che sono state dissolte piano piano a causa delle precipitazioni. Quindi dobbiamo immaginare questa struttura come qualcosa non statico, ma come elemento geomorfologico di tipo dinamico.

Quindi il crollo era inevitabile?

Poteva essere monitorato e rallentato. Il 50% delle coste della Puglia è in erosione e quindi in arretramento come linea di costa. Si tratta di un fenomeno naturale accentuato però dal meteo e dalle precipitazioni che stanno avendo un'intensità e una frequenza maggiori.

Crolli analoghi a quello di Sant'Andrea ci sono già stati un mese fa a Tricase, Porto e Marina di Serra, che sono a pochi chilometri di distanza. Si tratta di una costa fragile e l'erosione marina insieme alle precipitazioni intense hanno accelerato il fenomeno provocando i crolli che stiamo vedendo, e che continueremo a vedere se non viene fatto qualcosa.

Secondo l'ultimo rapporto sul rischio idrogeologico in Italia realizzato dall'Ispra, le regioni del sud e le isole maggiori sono quelle che contano il maggiore sviluppo delle coste italiane, il 60% delle spiagge risulta in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Abbondanza e naturalità delle spiagge però non le protegge dall’erosione.

In Puglia, abbiamo 63 mila abitanti che vivono in aree ad alto rischio idrogeologico per frane. Partendo dal dato che già abbiamo dall'Ispra che le ha individuate, dobbiamo valutare quali sono le opere strutturali da fare in termini di sicurezza. A Sant'Andrea non avevamo infrastrutture ma non è così altrove dove ci sono manufatti e beni culturali che vanno preservati, e con essi la vita delle persone.

Foto di Giovanni Caputo
Foto di Giovanni Caputo
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