Donna incinta sedata durante lo sfratto, il feto messo a rischio: dopo 20 anni condannati Asl e psichiatra

Una donna incinta alla ventesima settimana era stata sedata mentre stava subendo uno sfratto a Firenze. La donna fu sottoposta a un Tso, il trattamento sanitario obbligatorio, che poi non venne convalidato da altri medici. Ora a distanza di 20 anni si scopre essere stata una violenza imposta dal personale sanitario: il Tso non venne convalidato da alcuni medici e l'abuso aveva messo a rischio il feto.
Tutto era accaduto il 3 dicembre 2004. Ora dopo 20 anni e un lungo processo arrivato fino in Cassazione, la Corte d'Appello di Firenze ha condannato psichiatra e Asl Toscana Centro a risarcire la signora, assistita dagli avvocati Vittorio Amedeo François e Giancarlo Lo Manto. Come spiega "Il Tirreno", per aver subito lesioni personali la donna dovrà essere risarcita di 7.714 euro a cui va aggiunto il risarcimento per le spese legali che ammontano a 16mila euro. In aula è stato ricostruito nel dettaglio quanto accaduto.
Il 3 dicembre 2004 la donna era incinta e da sola in casa con una bimba di 10 anni ricoverata all'ospedale Meyer. Il Tribunale aveva disposto lo sfratto per la morosità e quel giorno in casa si è presentato l'ufficiale giudiziario. La donna aveva detto subito di avere una gravidanza a rischio e che pertanto il ginecologo le aveva prescritto 30 giorni di riposo assoluto. Non sapeva dove andare perché non aveva nessun parente o amico che potesse ospitarla e il marito era all'estero. La donna era scoppiata in un pianto e non riusciva a smettere. Poco dopo sul posto erano arrivati i sanitari del 118 con un'ambulanza, ma non si era presentato nessun medico.
Quindi l'assistente sociale aveva contattato il servizio psichiatrico di Borgo Ognissanti per sentire il responsabile del servizio che autorizza telefonicamente il ricovero con Tso nella struttura. La donna venne sedata nonostante abbia supplicato di non farlo perché temeva che il farmaco potesse fare del male al feto. Per alcuni giorni la donna era stata ricoverata in psichiatria. Tre giorni dopo, mentre stava andando al Meyer a trovare la figlia, si era accorta delle perdite di sangue. Si pensava subito a una minaccia di aborto e venne ricoverata d'urgenza. Quando è uscita dall'ospedale ha presentato una querela facendo riferimento a una violenza sanitaria nei suoi confronti. Era iniziata così una battaglia in Tribunale finita in questi giorni.