“Dobbiamo pagare due volte la nostra casa”: maxi-truffa delle villette fantasma mette in ginocchio 4 famiglie nel Veronese
Il sogno di una vita trasformato in un calvario giudiziario ed economico, con i risparmi accumulati in decenni di lavoro svaniti nel nulla e l'ombra di un'escalation di minacce, furti e ritorsioni. In provincia di Verona, a Vago di Lavagno, quattro famiglie stanno vivendo un incubo senza fine legato alla compravendita di alcune villette in un complesso immobiliare chiamato Residence "Europa". Le testimonianze raccolte da Fanpage.it – di Gianluca Taverna, Lamberto Pavarotti e Monica Santia, tre dei protagonisti della vicenda insieme ai loro cari – delineano un vero e proprio "sistema" fatto di società scatole vuote, marchi prestigiosi usati come specchietto per le allodole, garanzie rivelatesi carta straccia e pressioni psicologiche sfacciate.
Il marchio immobiliare leader e le fideiussioni false
Tutto inizia tra il 2020 e il 2021. Le famiglie cercano una prima casa sicura dove far crescere i propri figli e si affidano a quella che reputano una garanzia assoluta sul mercato. "Io dissi a mia moglie: ‘Rivolgiamoci a un'agenzia immobiliare in franchising, perché sono quelle più vigilate e controllate'. Ci siamo rivolti a Re/Max, una tra le più importanti agenzie internazionali. Io e mia moglie avevamo venduto casa tramite quella stessa agenzia ed è stato tutto regolare. E sempre Re/Max vendeva villette a Vago di Lavagno. Il contratto preliminare lo abbiamo firmato con Immobiliare Pm, che noi pensavamo fosse vigilata da Re/Max. Ma non era così. Solo dopo abbiamo scoperto l'irregolarità, e cioè che il broker dell'agenzia Re/Max non poteva avere anche il ruolo di socio unico dell'impresa immobiliare Pm", racconta Gianluca Taverna. "Abbiamo dato la caparra e i soldi del preliminare, in tutto 50mila euro. Era scritto che nei giorni seguenti ci avrebbero mandato la fideiussione, quella che ci avrebbe tutelati da un eventuale fallimento. Ma la fideiussione non arrivava, e noi continuavamo a chiederla".
La realtà dei contratti, tuttavia, nascondeva una rete ben più opaca. A ricostruire l'inganno contrattuale è Lamberto Pavarotti, un'altra delle vittime del residence: "Nel 2021 ho sottoscritto un contratto preliminare con l’agenzia Immobiliare PM, rappresentata dall’amministratore Claudio Briani e dal socio unico Matteo Santi, il quale all’epoca operava come broker titolare presso Re/Max. In questa occasione ci era stata promessa la consegna della fideiussione a garanzia della caparra versata, documento che tuttavia non ci è mai stato fornito nei tempi previsti. Solo a seguito di ripetuti solleciti ci è stata consegnata una fideiussione che si è successivamente rivelata falsa".
Ma di cosa parliamo? Dal punto di vista legale, la fideiussione è una garanzia bancaria o assicurativa che la legge impone al costruttore per proteggere i soldi anticipati dal compratore. Se l'impresa fallisce o scompare prima di completare i lavori, l'acquirente può recuperare il proprio denaro direttamente dalla banca o dall'assicurazione. Senza una fideiussione valida, chi acquista perde ogni tutela finanziaria.
Comunque, i cantieri partono, ma si fermano quasi subito. Nel 2022 la prima impresa interrompe i lavori dopo la realizzazione della prima soletta. "A marzo-aprile si blocca tutto. Così, all'improvviso. Parliamo e ci dicono: ‘Eh, colpa dell'architetto, adesso riprenderanno…'. Ma passavano i mesi e i cantieri restavano fermi", aggiunge Taverna. Nel 2023 subentra un’altra ditta per completare gli immobili, ma per le famiglie inizia la seconda fase del raggiro: le pressioni e le richieste continue di denaro.
I continui ricatti prima del rogito
Mentre i cantieri procedono a singhiozzo, le società immobiliari pretendono somme sempre più ingenti a titolo di Stato Avanzamento Lavori (SAL). Lamberto Pavarotti e sua moglie Monica Santia ricordano l'incubo di quei mesi: "Durante tutta la vicenda abbiamo subito continue pressioni e minacce di vendita dell’immobile a terzi o di sospensione dei lavori, circostanze che ci hanno indotto ad effettuare diversi pagamenti per stati di avanzamento lavori, da noi sempre regolarmente saldati".
Nel frattempo, Taverna e le altre famiglie continuavano a versare migliaia di euro: "Nel preliminare c'erano i tre avanzamenti lavori. Davamo ogni soletta 26mila euro, eravamo già sotto di oltre 140mila euro. E intanto pagavamo l'affitto per non rimanere per strada", spiega Gianluca.
La trappola definitiva scatta quando si cerca di arrivare alla firma finale. Il rogito notarile è l'atto pubblico e solenne con cui, davanti a un notaio, si perfeziona il contratto di compravendita immobiliare, decretando il passaggio effettivo e legale della proprietà dal venditore al compratore e consentendone la trascrizione nei registri immobiliari. Senza il rogito, l'acquirente resta solo potenziale: ha già versato i soldi, ma la casa non è legalmente sua.
Ed è proprio alle soglie del rogito, fissato per l'inizio di novembre 2025, che l'operazione mostra il suo volto più spietato. L'atto salta per la mancanza della polizza assicurativa decennale postuma obbligatoria e per la presenza di nove ipoteche non cancellate. Alla vigilia della firma, la richiesta di denaro si trasforma in un vero e proprio ultimatum. Pavarotti racconta un episodio sconcertante: "Nei giorni precedenti al rogito mi è stato richiesto il pagamento di ulteriori 55mila euro per estinguere un’ipoteca intestata a terzi. Il giorno precedente alla stipula sono stato contattato in videochiamata dal signor Matteo Santi, affiancato dall’avvocato Federico Forigo, legale dell’immobiliare PM, con il tentativo di ottenere tale somma”.
Pochi giorni dopo quell'ultimo tentativo di estorcere denaro, la società Immobiliare PM crolla e viene dichiarata in liquidazione giudiziaria, lasciando le famiglie senza rogito, con le tasche svuotate e le abitazioni pignorate dai creditori.
La tragedia umana e il crollo psicologico
Oltre al disastro finanziario, la truffa ha devastato la salute e la tenuta emotiva delle famiglie involontariamente coinvolte. Gianluca Taverna descrive momenti d'inferno: "Mia moglie ha il diabete di tipo 1, una grossa malattia che non va a braccetto con stress, paure e disperazione. È peggiorata, ha avuto malori gravi e per colpa di questo stress con la seconda gravidanza stavamo perdendo nostro figlio. Siamo stati costretti a vivere in una casa piccolissima, dormendo in quattro nello stesso letto. Io ho studiato psicologia, ma a un certo punto sono crollato: il 17 ottobre ero disperato, inviai un messaggio vocale perché stavo pensando a gesti estremi per la vergogna".
Una sofferenza devastante che si rispecchia nelle parole di Lamberto Pavarotti, che condivide il dramma di una quotidianità stravolta: "La mia famiglia è composta da quattro persone, tra cui una figlia con disabilità riconosciuta al 100%: è per lei che abbiamo acquistato la casa, per garantirle un futuro più sereno".
Furti sospetti nel cantiere e minacce dopo i servizi giornalistici
Negli ultimi mesi la tensione si è alzata ulteriormente. Lamberto Pavarotti segnala episodi opachi avvenuti direttamente nell'area del cantiere sequestrato: "Nel frattempo sono stati asportati videocitofoni interni ed esterni da due villette e da alcuni appartamenti del residence, senza segni di effrazione".
A far precipitare definitivamente la situazione è stata la scelta delle famiglie di rompere il silenzio, trovando l'attenzione della stampa locale e nazionale, da Corriere Veneto, L'Arena e VeronaSera ai servizi di Uno Mattina, Telenuovo e TELEPACE. Taverna ricorda la spinta ricevuta nel fare rete: "Un giornalista mi disse: ‘Gianluca, tu hai in mano una bomba, devi farla esplodere'. Ma appena abbiamo cominciato a fare rumore sono partite le minacce e i tentativi di zittirci".
Dopo la prima asta andata deserta a giugno e in vista della prossima di fine settembre, la reazione contro chi chiedeva giustizia è diventata feroce. Si è registrato il tentato hackeraggio della carta Postepay del Comitato Solidale Est Veronese, creato per raccogliere donazioni utili a riacquistare le villette. La famiglia Taverna ha subito un grottesco tentativo di truffa online da parte di una finta benefattrice e di un finto avvocato internazionale. Persino Francesco Gentili, il presidente di FIMAA Verona che ha presentato un formale esposto in Camera di Commercio per denunciare le irregolarità professionali e i doppi ruoli non consentiti per legge, è stato bersaglio di una lettera diffamatoria spedita con firma falsa.
Disperati per la lentezza delle procedure e spaventati dalle continue ritorsioni, le famiglie hanno inviato formali segnalazioni ai vertici delle istituzioni, dal Sindaco di Vago di Lavagno Matteo Vanzan e il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, fino al Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, al Presidente della Camera Lorenzo Fontana, al Ministro Matteo Salvini, al collega Piantedosi e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Sulla vicenda indagano ora la Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Verona, mentre l'appello accorato di Taverna e Pavarotti resta uno solo: continuare a tenere accesi i riflettori mediatrici, perché la visibilità dell'opinione pubblica è rimasta l'unica vera scorta a protezione della loro vita e della loro sicurezza. E a tutela di quanti, in futuro, rischiano di trovarsi nella stessa situazione.