Diletta: “Operata 3 volte a cuore aperto per una cardiopatia congenita, oggi sono fiera della mia cicatrice”

"La cicatrice sul mio petto non è un limite. È il mio orgoglio. È il segno visibile della mia forza, della mia storia. Non vivo con la paura costante di morire: vivo con la consapevolezza profonda di essere viva". A parlare è Diletta, 30enne di Porto San Giorgio, nelle Marche, baby sitter di professione, che ha deciso di raccontare a Fanpage.it la sua storia per dare un messaggio di speranza e di coraggio a chi vive come lei, che è nata con una cardiopatia congenita, meglio nota come tetralogia di Fallot.
"I miei genitori lo hanno scoperto quando sono nata. Per loro all'inizio è stata una doccia fredda, ma si sono subito adoperati affinché potessi essere operata dal miglior esperto in questo campo, che all'epoca era il dottor Carlo Marcelletti", ci dice Diletta, che ricorda come, anche grazie all'aiuto di Renato Zero la mamma e il papà, a soli 20 giorni dalla sua nascita, riuscirono ad arrivare al luminare che 9 mesi dopo, nel gennaio del 1996, la operò per la prima volta.
"Fino ai 12 anni vivevo in maniera serena, andavo a scuola e facevo ginnastica artistica. Ma proprio nell'anno in cui avrei dovuto cominciare a gareggiare ho subito una nuova operazione a cuore aperto", ricorda ancora Diletta. Era il 2007, quando le impiantorono una valvola di suino, poi nel 2009 la morte del dottor Marcelletti, che "era diventato un punto di riferimento per la mia famiglia". E ancora, un nuovo intervento nel 2016 dopo che, a seguito di una febbre da streptococco, ci sono stati altri problemi alla valvola, sostituita questa volta con una umana. "Mentre ero in ospedale, ho letto la storia di una ragazza simile alla mia che mi ha dato molta forza", ci dice. Tutti e tre gli interventi sono andati bene e la vita di Diletta continua ora come quella dei suoi coetanei.
"Devo fare controlli annuali, ma non mi limito in nulla. Ho progetti futuri, anche quello di diventare una mamma. So che potrei dover sostituire di nuovo questa valvola nei prossimi anni. Ma non ho paura, anche grazie ai miei genitori che mi hanno sempre detto che sarebbe andato tutto bene. Oggi voglio raccontare la mia storia a chi ha paura del futuro. Se tornassi indietro, non cambierei nulla. Nemmeno la sofferenza. Perché è proprio quella sofferenza che mi ha insegnato a dare il giusto peso alle cose, alle persone, ai momenti. Mi ha insegnato a vivere più intensamente. Mi ha fatto incontrare persone straordinarie, che combattono la mia stessa battaglia e che sono diventate parte della mia vita", ha concluso.
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