Tre indagati, un corpo straziato, una città sotto choc e ancora troppe domande. Questo il bilancio del delitto di Macerata, l'omicidio della diciottenne Pamela Mastropietro, i cui resti sono stati trovati smembrati in un due valigie nelle campagne di Pollenza, lo scorso 31 gennaio 2018. Quello di Pamela, fuggita da una comunità di recupero per giovani tossicodipendenti per non tornare mai più, è un caso atipico, con diversi punti chiave da chiarire. Ecco quali.

  • La precisione chirurgica. Quarantotto ore dopo essere fuggita dalla comunità Pars, Pamela viene trovata senza vita. I suoi resti, ripuliti e perfettamente smembrati sono stati chiusi all'interno di due trolley abbandonati in una strada sterrata. Tocca al professore il professore Mariano Cingolani, esaminare quei resti per risalire alla causa della morte. Dopo aver effettuato l'esame, l"ex anatomopatologo del caso Meredith Kercher, giunge a un conclusione sconcertante: il corpo è stato dissezionato in modo ‘apparentemente scientifico' in un lasso di tempo di poco più di 10 ore. Un risultato sconcertante, considerando che chi operava non aveva né gli strumenti chirurgici del caso né lo spazio adatto.
  • I profili degli indagati: Ciò conduce direttamente al secondo mistero, i profili degli indagati, a vario titolo, nel caso: Innocent Oseghale, 29 anni, imbianchino; Desmond Lucky, 22 anni, fabbro e Lucky Awelima, 27 anni, piastrellista. Tutti cittadini stranieri, tutti con una formazione da operai specializzati, un equipe insolita per un'operazione tanto accurata e delicata. Bisognerà scavare nel loro passato per rintracciare nel loro passato le esperienze che possano rendere plausibile il loro ruolo in questa vicenda.
  • I buchi sulle braccia. È ancora una volta l'esame autoptico a rivelare un'altra importante incongruenza, sul corpo di Pamela, straziato da alcune coltellate inferte ante mortem, esattamente sul braccio, ci sono due buchi. Pamela, che secondo Osenghale sarebbe arrivata nel suo appartamento di via Spalato per una dose, non era solita iniettarsi gli stupefacenti, si limitava a fumare o sniffare.  Gli aghi, testimonia mamma Alessandra Verni, le facevano paura.
  • Il movente. Secondo la ricostruzione ipotizzata dai primi esami, Pamela dunque non è morta accidentalmente per essersi iniettata una dose troppo massiccia di droga, ma è stata seviziata e uccisa, probabilmente dopo che qualcun altro le aveva iniettato una dose. Arriviamo dunque alla quarta incognita: perché? Mentre resta, per ora, impossibile determinare se la ragazza abbia subìto violenza carnale – il che potrebbe inquadrare il delitto come un crimine a sfondo sessuale -, avvolto nel mistero è ancora il movente. Perché Pamela doveva morire?
  • Le ultime ore. Non meno importante per ricostruire l'orrore di Macerata è risalire alle ultime ore di Pamela. Tra la fuga dalla comunità e l'incontro ai giardinetti con Osenghale c'è di mezzo un buco nero che non è stato ancora colmato. Che ha fatto Pamela, dalle 18 e 30 del giorno della scomparsa, ora in cui un cinquantenne di Macerata l'ha accompagnata alla stazione  e le 9,30 del mattino seguente, quando un tassista l'accompagna ai giardinetti?