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La morte di Roberto Zaccaria
8 Novembre 2022
16:59

“Daniele era un ragazzo splendido, chiedo giustizia”: parla a Fanpage.it il padre del 24enne suicida

Parla a Fanpage.it il padre di Daniele, il 24enne forlivese che si è tolto la vita dopo avere scoperto che la donna di cui si era innamorato, “Irene”, in realtà non esisteva.
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Una foto di Daniele e suo padre
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La morte di Roberto Zaccaria

“Degli ultimi sviluppi non voglio parlare. Voglio solo parlare di mio figlio, Daniele, per il quale tutto quello che desidero è giustizia”. Sono le parole di Roberto, il padre del 24enne forlivese che a settembre 2021 si è tolto la vita dopo avere scoperto che la ragazza di cui si era perdutamente innamorato, Irene, con la quale aveva avuto una relazione virtuale per oltre un anno, in realtà non esisteva.

Dietro di lei e dietro ad altre due figure inventate al fine di rendere più credibile il suo personaggio, si celava in realtà un 64enne di Forlimpopoli a cui fu imposto per decreto penale il pagamento di 825 euro per il reato di sostituzione di persona. La Procura richiese invece l’archiviazione per il reato più grave ipotizzato, quello cioè di morte in conseguenza di un altro delitto, archiviazione a cui la famiglia di Daniele si è opposta.

Roberto, padre di Daniele
Roberto, padre di Daniele

A raccontare la vicenda è stata la trasmissione “Le Iene”. Dopo il servizio in cui il 64enne viene raggiunto dall'inviato, che gli chiede conto di quello che ha fatto, l’uomo si è tolto la vita. Secondo il suo legale, Pier Paolo Benini, era in procinto di denunciare la trasmissione televisiva di Mediaset. È di tutto questo che la famiglia di Daniele non vuole parlare.

Da oltre un anno, spiega papà Roberto, la battaglia intrapresa è quella in vista dell’ottenimento di giustizia per Daniele. “Un ragazzo splendido, un ragazzo normale”, così descrive suo figlio, che lavorava in cantiere con lui e sognava di fare lo sceneggiatore. “Anche se era così bello che io gli dicevo sempre che doveva stare davanti alla telecamera, non dietro”.

"Daniele non era depresso"

“Una cosa che mi ha fatto molto male dopo l’esplosione del caso è che alcuni giornali hanno descritto Daniele come un depresso, ma è una bugia”. “Mio figlio non era depresso, non abbiamo mai visto in lui nulla che fosse riconducibile alla depressione”, ribadisce più volte. Ma come è possibile fidarsi e innamorarsi di una persona che non si è mai vista, di cui non si è nemmeno mai sentita la voce?

A questa domanda Roberto ha cercato di dare una risposta, almeno parziale. “Quando Daniele ha conosciuto Irene – spiega – era il periodo del lockdown, in piena pandemia”. Un periodo in cui i cellulari rappresentavano un canale privilegiato – se non il primo – di contatto con il mondo esterno. “E poi lei gli diceva che era appena uscita da una relazione complicata, che aveva bisogno di tempo”. E Daniele, sempre più preso di Irene, non voleva forzarla.

C’erano poi le figure di Claudia e Ibrahim, costruite a tavolino dal 64enne per rendere Irene più credibile. “Spesso si è parlato solo della relazione tra Daniele e Irene – spiega Roberto – ma c’erano altre due figure chiave in questa relazione”. Una cara amica di Irene, che faceva da consigliera, e un fratello, “il paciere”.

Così, per oltre un anno e senza raccontarlo (pare) a nessuno, Daniele ha vissuto parte della sua vita in un mondo alternativo e virtuale intrecciando rapporti e intessendo legami sentimentali con figure inesistenti e frutto di una fantasia distorta.

Una volta – racconta ancora Roberto – Daniele andò a una festa a Forlimpopoli. E “lei” lo vide. "Ho trovato i messaggi in cui Irene gli scrive che lo aveva visto, gli descrive addirittura com’era vestito. Daniele allora le chiede, ‘Ma come mai non mi sei venuta a salutare?’ e lei accampa delle scuse”.

Appena Daniele esternava dei sospetti, Irene diventava aggressiva, dandogli del paranoico, alimentando i suoi sensi di colpa. Fino al gesto di estrema disperazione, quando il giovane si è definitivamente reso conto di essere stato raggirato.

“Mio figlio è stato vittima di catfishing”, insiste il padre, che se non può più sperare che il responsabile del raggiro di suo figlio paghi per le sue colpe, continua ad auspicare che questa vicenda sia d’impulso per l’avanzamento verso maggiori tutele per chi subisce questo fenomeno.

“Non si utilizzano solo le armi, intese come oggetti, per uccidere", ha scritto in una lettera indirizzata al governo. "Le parole, le illusioni, le sostituzioni di persona possono avere lo stesso potere di un’arma e provocare la morte".

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