"I numeri non giustificano queste mosse. Purtroppo siamo governati da persone che non hanno strumenti conoscitivi giusti e nel Cts le persone ragionevoli sono in minoranza, stiamo all'abc della genetica". Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell'Università di Padova, è tornato a parlare ancora una volta contro le riaperture che dovrebbero cominciare in Italia dal prossimo 26 aprile così come annunciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha parlato di "rischio calcolato". A lui l'esperto ha risposto, intervistato in diretta questa mattina a The Breakfast Club su Radio Capital: "Vorrei sapere cosa è stato calcolato e ragionato. Quanti morti siamo disposti a rischiare, quanto siamo disposti a logorare il personale sanitario che non ne può più e quanto siamo disposti a ritardare le altre cure visto che abbiamo gli ospedali saturi di malati Covid?".

Per di più, ha aggiunto Crisanti, c'è un altro problema da non sottovalutare, ora che si contano ancora sui 15mila contagi al giorno e i decessi si mantengono sui 300. "Non si vaccina con alti livelli di trasmissione perché si selezionano varianti resistenti al virus. È un azzardo biologico. Bisogna fare come l'Inghilterra: diminuire le possibilità di contatto, vaccinare quante più persone è possibile e varare un programma di sorveglianza sulle varianti. Ed ora che ha registrato 20 morti al giorno e non più di duemila casi, con il 70% della popolazione vaccinata, ha cominciato a riaprire". La vaccinazione, infatti, da sola non basta. "Siamo governati da persone che non hanno strumenti conoscitivi giusti. Nel Cts le persone ragionevoli sono in minoranza. Io avrei prorogato le misure che ci sono adesso con un sistema per controllare le varianti sul territorio e avrei accelerato con i vaccini. Quest'ultimi non necessariamente sono la soluzione. Guardi cosa sta succedendo in Cile. L'immunità di gregge, in Italia, non ci sono i numeri per raggiungerla. Come vedo la prossima estate? Conflittuale tra chi vuole mettere fine alla trasmissione del virus e chi vuole tutelare determinate attività economiche".

Non è la prima volta che Crisanti si espone contro la roadmap delle aperture stabilita dal governo. Già nei giorni scorsi a Fanpage.it aveva sottolineato che "chi parla di aperture non si rende conto della situazione. In Inghilterra ieri hanno per la prima volta rimosso alcune restrizioni portando tutto il Paese in quella che potremo definire la nostra zona gialla italiana. Eppure lì ci sono 30 o 40 morti al giorno, per circa duemila casi, con circa il 60% della popolazione vaccinata e noi vogliamo passare dalla zona arancione alla gialla? Qui qualcuno sbaglia di grosso". E non è stato neanche l'unico tra gli esperti a tuonare contro il governo. Anche Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, ha dichiarato in una intervista al Fatto Quotidiano: "Con l'annuncio di venerdì è stato dato un messaggio di ‘liberi-tutti' che proprio non ci potremmo ancora permettere. Il premier Draghi sul Covid non ne ha azzeccata una. Ci saranno un milione di infezioni attive in Italia o pensate che tutti i positivi si fanno il tampone e vengono a saperlo?".