Nuovo record giornalieri di casi di Coronavirus in Italia. Secondo i dati del bollettino di oggi, giovedì 5 novembre, diffuso dal Ministero della Salute, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 34.505 contagi da Coronavirus (ieri erano stati 30.550), per un totale dall'inizio dell'emergenza sanitaria di 472.348 casi. I guariti sono 312.339 (+4.961, ieri ne erano +5.103), i morti sono 40.192 (si registra un incremento di 445 decessi nelle ultime 24 ore, ieri erano +352 ). I casi attualmente positivi sono 472.348 (+29.113). Di questi, 1.140 sono i pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, 99 quelli in terapia intensiva. Complessivamente i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore sono stat 219.884. La Regione con più casi positivi su base giornaliera è la Lombardia con oltre 8mila casi, seguita da Piemonte, Campania e Veneto.

"Per quanto riguarda i casi c'è sicuramente un record, ma la velocità dell'incremento sta diminuendo”. Giovanni Forti, 26 anni è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Nei fatti, siamo entrati nel territorio dei 30mila casi al giorno e di un tasso di positività sopra il 15% dei tamponi – spiega Forti a Fanpage.it – Più che rallentare il contagio, ci stiamo perdendo i casi. Ovviamente, speriamo che stiamo perdendo i casi meno gravi. E speriamo che le nuove misure restrittive facciano il loro dovere, impedendo a questi casi che ci perdiamo di contagiare altre persone”.

Da un certo punto di vista, il nuovo Dpcm arriva giusto in tempo?
No, in realtà arriva con un po' di ritardo. Bisognava stringere quando i casi erano attorno ai 10-15mila al giorno. Avere le zone gialle, arancioni e rosse solo a partire da domani lascia un bel po' perplessi. E lascia perplessi che non sia incentivato adeguatamente il ricorso allo smart working, visto che il luogo di lavoro, oltre che i trasporti pubblici sono tra i principali  luoghi di contagio.

Parliamone di zone rosse, arancioni e gialle. E visto che se ne discute, c'è qualche zona rossa che non doveva esserlo. O qualche zona gialla che aveva bisogno di misure più stringenti, guardando i dati?
In teoria, per la prima volta, è una scelta che si basa su indicatori condivisi, ed è difficile contestare una metodologia. Diciamo che Liguria e Campania, in particolare, sono due regioni in cui forse si poteva stringere un po' di più. Entrambe per numero di contagi, decessi e occupazione di terapie intensive.

La Lombardia, zona rossa per eccellenza, oggi come va?
Oggi la Lombardia ha avuto una nuova giornata con quasi 9000 casi. In particolare, però, il dato che impressiona è quello dei 139 decessi, che non vedevamo da mesi. Quest'ultimo soprattutto è un dato delicato e importante. Perché il dato dei decessi ci dice quanti casi ci siamo persi  nelle scorse settimane.

Quali sono le province più in difficoltà, in Lombardia?
Milano, con più di tremila casi, è un caso a sé. Se fosse una provincia autonoma sarebbe la terza regione italiana dopo il resto della Lombardia e la Campania. Però preoccupano anche Varese, Monza e, di nuovo, Brescia, tutte tra i 1000 e i 700 casi.

Fuori dalla Lombardia, dov'è che il virus morde di più?
Campania, Veneto e Piemonte hanno tra i 3000 e i 4000 casi, e Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna tra i 2000 e i 3000. Rimane comunque diffuso in tutta Italia, con ogni regione con più di cento caso. L'unica grande regione con meno di mille casi è la Puglia, con circa 850 casi, e solo 13 province con meno di 50 casi. Non c'è nulla in Italia oggi che sia Covid-free.

I contagiati in rapporto ai tamponi continuano a crescere?
Relativamente a tutti i tamponi effettuati, oggi siamo al 15,7%. Giovedì scorso eravamo a 13,3%. E in generale abbiamo avuto solo due giorni superiori a oggi, domenica e lunedì scorso, ma risentono del celeberrimo effetto weekend. In un giorno infrasettimanale non avevamo un tasso di positività così alto, se non ad aprile. Di fatto, il sistema di contact tracing sta saltando ovunque. Mentre in alcune regioni i contatti stretti, o comunque evidenti, non vengono più testate se asintomatiche.

Decessi, ricoveri e terapie intensive invece a che ritmo stanno crescendo?
Oggi i decessi sono stati tantissimi, ben 445. Era dal 2 maggio che non erano così tanti. È un sintomo molto preoccupante, nel contesto di un trend settimanale di 296 decessi medi durante l'ultima settimana, con un +80% rispetto alla scorsa settimana. Se i casi stanno rallentando, i decessi raddoppiano inesorabilmente di settimana in settimana. I ricoveri e le terapie intensive invece stanno crescendo a un ritmo più basso: le terapie intensive aumentano a un ritmo di 100 al giorno, al netto di decessi o dimissioni. Mentre i ricoveri in sub-intensiva sono dieci volte tante, a quota 1140. Nell'ultima settimana, il saldo era di circa mille al giorno e una crescita molto, molto importante. Il 40% di tutti i ricoveri è arrivato questa settimana. Credo renda l'idea.

Cosa dobbiamo aspettarci la prossima settimana?
Riguardo ai casi è molto difficile dirlo. Il calo della crescita percentuale potrebbe continuare e assestare il numero attorno ai 30-40mila al giorno, come accade da settimane agli altri Paesi europei che oggi sono in lockdown. Il numero inoltre, aumenterebbe se aumentassimo i tamponi. Per quanto riguarda i decessi, purtroppo, il peggio deve ancora venire. Speriamo solo non arrivino ai livelli di marzo. Ma il rischio, purtroppo, esiste.

A proposito di marzo: l'indice di gravità della pandemia rispetto ad allora?
Siamo al 75% di quel che accadde, un dato compreso tra quello del 14 e del 15 di marzo.