"Gli operai hanno fatto bene a scioperare". Non usa mezzi termini Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, nel commentare lo stato di agitazione dei lavoratori di molte fabbriche italiane che ieri hanno incrociato le braccia chiedendo che il loro diritto alla salute abbia la priorità sulla produzione industriale. In un'intervista rilasciata a Repubblica Landini ha dichiarato: "La loro è stata una reazione comprensibile, hanno messo al centro la salute e la sicurezza di chi lavora, delle loro famiglie, di tutti i cittadini: il profitto e la produzione vengono dopo". Secondo Landini, nei recenti decreti del Presidente del Consiglio "non è cogente la questione della sicurezza di chi produce, di chi svolge un lavoro in quelle aziende che non rispettano i parametri necessari di sicurezza e protezione della salute. Anche in questi luoghi si devono rispettare le raccomandazioni sulla distanza di sicurezza, sulla sanificazione degli ambienti, sugli strumenti per proteggersi, dai guanti alle mascherine. D'altra parte, insieme a Cisl e Uil, abbiamo proposto nei giorni scorsi di arrivare, in questi luoghi, anche alla sospensione dell'attività produttiva, ricorrendo alla cassa integrazione, per consentire alle imprese di mettersi in regola. In molte aziende è già stato fatto".

A Confindustria Lombardia, che ha definito gli scioperi dei metalmeccanici "irresponsabili", il segretario generale della CGIL ha risposto sostenendo che "è irresponsabile fare dichiarazioni di questo tipo. Quelli che ci sono stati, non sono stati scioperi per rivendicare un aumento salariale. Dietro c'era la richiesta di tutelare la salute di tutti". Quanto alle misure annunciate dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, secondo cui nessuno perderà il lavoro a causa del coronavirus, per Landini sono  "un primo passo assolutamente importante". "Il ministro ha ricordato il patto che c'è tra Stato e cittadini. Nessuno e dico nessuno, dovrà perdere il lavoro. Nessuno dovrà essere lasciato solo. Tutti alla fine dovranno ritrovare le certezze che oggi vacillano. E' un impegno che tutti si devono assumere. Propongo che i miliardi destinati alle imprese sotto diverse forme vadano vincolati a un impegno: nessun licenziamento. Insisto: questo è il momento delle responsabilità. E penso anche che non si debba cadere nello schema della politica dei due tempi, prima l'emergenza e poi lo sviluppo. Le due cose stanno insieme anche perché il rilancio dell'economia dovrà avere al centro il lavoro e la tutela di chi lavora".