Per provare a contenere il numero di contagi di COVID-19, l'infezione scaturita dal nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), la parola chiave è “droplet”. Si tratta di una nuova regola che prevede di mantenere una distanza dagli altri di almeno un metro nei luoghi pubblici, per evitare che le goccioline espulse dalla bocca quando si tossisce, starnutisce – o semplicemente si parla – possano veicolare la diffusione del patogeno. Il termine droplet, infatti, significa proprio gocciolina, e in medicina viene utilizzato per definire uno dei possibili metodi di trasmissione di un agente infettivo. La regola del droplet fa parte del decreto con le misure per l'emergenza firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed entrerà in vigore in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e nelle province di Savona (Liguria) e Pesaro e Urbino (Marche). È una misura supplementare che va ad aggiungersi a tutte le altre già previste per le zone geografiche più interessate dalla diffusione del coronavirus.

Cos'è il droplet: il significato medico del termine

Come specificato, il droplet è una misura di sicurezza per limitare il rischio di contagio da COVID-19, e prevede che le persone si tengano ad almeno un metro di distanza le une dalle altre nelle zone pubbliche. Fra quelle contemplate vi sono mezzi pubblici come le metropolitane, luoghi di culto, ristoranti, bar, musei e in generale in tutti i luoghi in cui si possono formare delle folle più o meno numerose. L'obiettivo è dunque ridurre il più possibile la formazione di gruppi di persone, all'interno dei quali la trasmissione del virus verrebbe indubbiamente agevolata. Il SARS-CoV-2 è infatti un virus che aggredisce l'apparato respiratorio, e il metodo principale di diffusione è proprio attraverso le piccole goccioline – di pochi micrometri – con la carica virale rilasciate all'esterno attraverso tosse e starnuti, ma anche col semplice conversare. La misura del droplet è stata richiesta dagli stessi governatori delle Regioni più colpite dal nuovo coronavirus, anche se sarà estremamente complicata da applicare, come sottolineato da alcuni dei sindaci coinvolti. Per fare un esempio, sarà necessario organizzare non solo gli accessi alle strutture pubbliche affinché la regola venga rispettata il più fedelmente possibile, ma anche distanziare tavoli e posti a sedere di locali e affini per evitare i contatti ravvicinati. Una precauzione di questo tipo è stata già messa in atto nella Città del Vaticano; ai varchi di Piazza San Pietro per seguire l'ultimo Angelus di Papa Francesco i fedeli sono stati fatti entrare uno ad uno, facendo mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro.

Il droplet in ambito sanitario

Come specificato a fanpage dal dottor Raffaele Punzi, direttore del Dipartimento malattie infettive e urgenze infettivologiche presso l'ospedale Cotugno di Napoli, il coronavirus si trasmette per contatto aereo e principalmente attraverso le già citate goccioline. Tuttavia il droplet è un metodo di trasmissione diffuso anche per molte altre patologie, dalle più comuni come il raffreddore e l'influenza, a condizioni come la Difterite faringea, la meningite (ad esempio da Haemophilus influenzae e da Neisseria meningitidis), la parotite, la pertosse, polmoniti e altro ancora, come specificato in un documento dell'ASL delle Marche. Alla luce di questo rischio, gli operatori sanitari che entrano in contatto con pazienti potenzialmente infettivi sono tenuti a usare diverse precauzioni nel trasporto e nel trattamento degli stessi. Si raccomanda infatti l'uso di mascherina, copricamice, schermi di protezione per occhi e viso, uso dei guanti, lavaggio frequente delle mani e molti altri "accorgimenti". Nel caso della nuova regola per arginare la diffusione del coronavirus il termine droplet è stato usato per convenienza, per far rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro.