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Covid 19
28 Marzo 2020
09:20

Gori: “A Bergamo si muore a casa, un terzo della popolazione potenzialmente contagiato dal Covid”

Il bilancio ufficiale dei contagiati e delle vittime del coronavirus a Bergamo sarebbe molto inferiore ai numeri reali. Lo denuncia il sindaco Giorgio Gori, intervistato da Fanpage.it. “Tutti coloro che si ammalano, peggiorano e purtroppo muoiono a casa loro senza che nessuno gli abbia mai fatto un tampone non sono considerati ufficialmente vittime del virus, ma lo sono”, spiega il primo cittadino, che stima in 212 i morti per polmonite sfuggiti ai conteggi. A Bergamo il livello di epidemia, secondo Gori, potrebbe essere arrivato a toccare quasi un terzo della popolazione.
A cura di Simone Gorla
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"Un giorno si dice ‘siamo ottimisti, i dati sono finalmente in calo' e il giorno dopo ‘sono molto preoccupato è una giornata tremenda, forse ci è scappato qualcosa'. Cito il presidente della Regione Lombardia. Ma quei dati non sono fatti con un criterio statistico attendibile. In realtà noi stiamo sottostimando il numero dei decessi nelle cifre che vengono divulgate ufficialmente. Sappiamo che abbiamo migliaia e migliaia di persone malate con sintomi seri nelle loro abitazioni. Di cosa stiamo parlando?". Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, intervistato da Fanpage.it spiega che i bilanci ufficiali dei casi di coronavirus e il conto delle vittime nella sua città non fotografano la realtà. I numeri, secondo i calcoli del primo cittadino, sono probabilmente molto più bassi rispetto al vero dramma in corso nel territorio finora più colpito dall'epidemia.

Sindaco, perché il bilancio ufficiale delle vittime secondo lei è troppo basso?

Vengono classificati dovuti a coronavirus solo quelli di persone precedentemente sottoposte a tampone e come sappiamo i tamponi sono pochi. Tutti coloro che si ammalano, peggiorano e purtroppo muoiono a casa loro senza che nessuno gli abbia mai fatto un tampone non sono considerati ufficialmente vittime del virus, ma lo sono. Quindi c'è uno scarto tra la comunicazione e la realtà.

Cosa dicono i numeri che il Comune di Bergamo ha a disposizione?

Abbiamo dei numeri dell'Anagrafe che ci dicono quante persone sono decedute nelle prime settimane di marzo. Rispetto allo storico che era di 98 decessi qui ne abbiamo 348 in più. Di questi, quelli che i numeri ufficiali riportano al covid-19 sono soltanto 136, quindi ce ne sono 212 in più che in questo momento nessuno dice di cosa siano morti, ma sono morti di polmonite. Questi sono i numeri veri che purtroppo toccano tragicamente le famiglie.

Quanti potrebbero essere i reali contagiati in città?

Qui a Bergamo siamo secondo me a un livello di epidemia molto esteso, che a questo punto potrebbe essere arrivato a toccare un quarto della popolazione, quasi un terzo. Questo suggerisce delle letture da parte degli epidemiologi che sono diverse da quelle che farebbero che continuassimo a dire che i contagi sono 3mila. La Lombardia ha preso una strada sulla mappatura dei contagi che è meno efficace di quella di altre regioni e sembra non disponibile a modificarla.

Perché non si riesce a soccorre prima le persone che si aggravano a casa?

Oggi noi abbiamo il problema che i malati non riescono più ad arrivare in ospedale e dovremmo intercettarli prima che diventino gravi. Questa cosa presuppone una rete territoriale più solida di quella che è presente in Lombardia. L'ho detto semplicemente per sollecitare un potenziamento di questa cosa. Si sono offesi e mi hanno mandato addosso i parlamentari leghisti.

C'è qualcuno che sta facendo campagna elettorale?

A me è parsa molto fuori tempo l'autocandidatura dell'assessore Gallera. Mi auguro che davvero non stia pensando a quello ma sia concentrato sull'emergenza di cui ha peraltro diretta responsabilità.

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