Quando la pandemia di Covid-19 è ormai una realtà con cui tutti i Paesi del mondo devono fare i conti, è chiaro a tutti, da settimane, che gli unici strumenti per affrontare l'emergenza sanitaria sono tamponi, mascherine, tute. Materiale che scarseggia in molti Paesi, tra cui l'Italia, dove il personale sanitario si trova a operare senza protezione, pur occupandosi di pazienti positivi al virus. Ora gli Stati Uniti sono riusciti ad accaparrarsi mezzo milione di kit per individuare il contagio, comprandoli da un'azienda di Brescia. E li hanno trasportati a Memphis con un aereo militare decollato da Aviano.
"Siamo lieti che l'azienda italiana Copan Diagnostics continui a produrre tamponi per i test del Covid-19 in quantità sufficienti per soddisfare le richieste in Italia e le vendite all'estero", ha detto l'ambasciatore Usa a Roma Lewis Eisenberg in una nota, confermando che i test arrivati negli Stati Uniti provenivano proprio dalla Lombardia.

"Il settore privato italiano contribuisce a salvare vite nel mondo. Mi congratulo per questo sforzo. Gli Stati Uniti continueranno ad acquistare questi tamponi da aziende italiane secondo le proprie necessità. Gli Stati Uniti e l'Italia continuano a lavorare insieme in strettissima collaborazione", ha aggiunto l'ambasciatore Usa.

Come ha raccontato anche ‘la Repubblica', l'annuncio della spedizione era stato fatto su Instagram, con tanto di foto della stiva di un quadrireattore C-17 Globemaster dell'Air Force pieno di contenitori con i kit. Poi il post è stato rimosso. Ma la notizia è stata rilanciata dal portavoce del Pentagono, Jonathan Hoffman. "Ci sono elementi multipli per far il test – ha spiegato il generale Paul Friedrichs, del comando medico centrale – I primi sono i tamponi che servono a raccogliere i campioni dalle persone, poi c'è il liquido dove svilupparli. Questo è ciò che abbiamo portato dall'Italia". Il generale ha detto che i materiali vengono prodotti negli Usa e all'estero, senza precisare dove fossero stati reperiti. E ha aggiunto: "Questo è un grande esempio di come le nazioni lavorino insieme per assicurare che venga data risposta alle domande globali".

Stupisce una simile transazione, proprio nel momento in cui il Veneto, seconda Regione più colpita dall'infezione, ha annunciato la nuova strategia che seguirà la sua Regione: fare tamponi a tappeto, considerato l'unico modo per individuare i positivi asintomatici, e quindi provare a isolarli per tempo, come è successo a Vo' Euganeo, dove si sono registrati i primi casi di coronavirus. Un piano, quello del Veneto, che ha incontrato anche il plauso dell'Oms, ma che si scontra anche con l'oggettiva impossibilità di effettuare i test a tutti i cittadini, anche per carenza di tamponi, secondo quanto ha detto il presidente della Regione Zaia. Tanto che il Veneto si sta attrezzando per avviare una propria produzione. Eppure poco distante, in Lombardia, c'era un'azienda che ne produceva in abbondanza. È naturale a questo punto chiedersi se il governo fosse informato della partita, e se per caso lo scetticismo mostrato dal governo nell'imitare il modello veneto, non abbia a che fare anche con l'impossibilità di disporre di grandi quantità di kit.

Secondo l'azienda che venduto lo stock agli Usa, la Copan, "Non c'è mancanza di tamponi in Italia. Negli accertamenti per verificare la presenza del virus Sars-CoV-2 il grosso problema è un altro: la capacità dei laboratori nell'eseguire la quantità di esami necessaria attualmente".

L'azienda, che conta 600 dipendenti, si è giustificata così: "Noi non abbiamo venduto prodotti al governo americano. I kit ci sono stati richiesti da clienti statunitensi, sia privati sia pubblici. Per noi si tratta di forniture normali, soltanto ampliate dalle esigenze della crisi in corso dovuta alla diffusione del coronavirus. La nostra fabbrica sta lavorando 24 ore su 24". La Copan sostiene di aver già venduto in Italia un milione e centomila kit prelievo dall'inizio dell'emergenza.