“Andrà tutto bene, ne siamo convinti. E quando tutto sarà finito faremo una grande festa e torneremo ad abbracciarci come prima”. Alessandro, Marco, Christian, Roberto e Mirko ne sono convinti. Per loro, come per chiunque altro, questo periodo di quarantena non è facile. Bisogna rinunciare ad uscire di casa e ad andare a lavoro, accontentandosi di sentire i propri per telefono oppure in videochiamata. “Ma ce la faremo” assicurano tutti loro, coinquilini a Bologna in due dei diversi appartamenti gestiti dalla Fondazione Dopo di Noi, nata nel 2002 su iniziativa di alcuni genitori di persone con disabilità per trovare una risposta alla loro preoccupazione più grande: “Cosa sarà di nostro figlio dopo di noi?”

Essere autonomi avendo a che fare con una disabilità, quando è possibile, non è così scontato. Ma grazie agli educatori della fondazione, come Francesca e Federico, anche questa sfida può essere vinta, nonostante il momento così particolare per tutti. “La difficoltà più grande è mantenere la normalità dei ragazzi, altrimenti è il tracollo” spiega proprio Federico, il quale, adottando ovviamente le giuste precauzioni, continua a recarsi quasi ogni giorno nell'appartamento in zona Mazzini dove vivono Alessandro, Marco e Giuseppe. Ma come stanno affrontando questa quarantena i ragazzi? “All'inizio è stato pesante, passavo le giornate intere a dormire pensando di vivere un incubo -rivela Ale-. Ma poi ci si adegua. Inoltre, dopo un periodo di convalescenza in ospedale in seguito ad un'infezione alla gamba, è stata molto più dura. Questa quarantena mi fa un po' il solletico”.

“Giochiamo a carte, alla Wii, coloriamo i mandala e anche solo per quindici minuti al giorno andiamo al giardinetto qui sotto casa per respirare un po' d'aria aperta” dice invece Christian, coinquilino di Mirko e Roberto in un altro appartamento gestito dalla fondazione, nel quartiere San Donato. Un appartamento inaugurato neanche due mesi fa e dove sia lui che Mirko si sono trasferiti dopo aver abitato insieme in un'altra casa, vicino al centro di Bologna. “C'è una nuova quotidianità, puliamo e igienizziamo casa come fosse un ospedale -riprende Alessandro-. Speriamo di tornare presto alla vita normale, anche se probabilmente niente sarà più come prima”.

Noi disabili siamo persone molto fisiche, quindi stiamo vivendo un periodo un po' di costrizione” dice ancora Ale, mentre Marco, l'unico che continua a lavorare per quattro ore al giorno in un supermercato, aggiunge: “Appena sarà tutto finito abbraccerò mio padre, subito”. “Io prenderò un gran caffè al bar” assicura invece Mirko. “La prima cosa che farò dopo la quarantena sarà sicuramente andare a vedere le partite della Juventus al pub -garantisce Alessandro-. Mi piace tantissimo, è un momento di aggregazione importante e si respira tutta un'altra atmosfera rispetto a quando le vedo in casa da solo”.

State a casa perchè fuori c'è il Coronavirus -è l'appello finale di Christian-. E mi dispiace per chi contesta di non poter uscire”. Mirko, poi, conclude così: “Forza ragazzi, prima o poi finirà e riprenderemo la normalità”.