"Mi fa tanto male rivedere questa foto ogni volta e ripensare a quello che è successo: ma so che quando me lo chiedono, è una storia che devo raccontare". Roberto Colasanti, fratello di quella Donatella Colasanti passata alla storia per il massacro del Circeo, guarda quella fotografia in bianco e nero scattata 45 anni fa da un giornalista che, ascoltata la radio delle forze dell'ordine, accorse in via Pola e immortalò uno dei momenti più importanti della cronaca del Novecento. Una giovane donna nuda e insanguinata fa capolino dal bagagliaio di una ‘Fiat 127' bianca parcheggiata come se nulla fosse in una strada di Roma, accanto a lei il cadavere della giovanissima amica, Rosaria Lopez, 19 anni. È la foto simbolo del massacro perpetrato da tre giovani dell'alta borghesia capitolina su due ragazze della cosiddetta borgata, il delitto del più forte sul più debole: il massacro del Circeo.

In occasione del 45esimo anniversario della tragedia che segnò l'Italia, Fanpage.it ha intervistato Roberto Colasanti e Letizia Lopez, fratello e sorella, rispettivamente, delle due ragazze sequestrate e torturate nella notte tra il 20 e il 30 settembre 1975 a villa Moresca a San Felice Circeo. Vittime secondarie di quella tragedia orrore, Colasanti e Lopez ci hanno raccontato i fatti dal loro punto di vista. "Rosaria era una ragazza tranquilla, era appena uscita dal collegio", dice Letizia, con quell'accento misto che ricorda le origini agrigentine dei Lopez. "Quella sera credeva di andare a una festa con tre bravi ragazzi, tre pariolini: "Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, studenti con una grande parlantina e modi raffinati". "Nessuno poteva immaginare che avessero dentro una violenza simile" commenta Roberto. "Ricordo che quella notte feci un sogno in cui sentivo la voce di mia sorella chiamare mamma: qualche ora dopo un giornalista chiamò per dire che erano state ritrovate e una delle due era morta. Capì che non era Donatella".

Rosaria Lopez morì annegata per le sevizie subite insieme alla violenza sessuale durante le 36 ore che le ragazze vennero tenute prigioniere dal trio. Donatella, invece, si fece credere morta per prendere tempo e cercare di fuggire. Così, quando i tre caricarono quelli che credevano essere due corpi nell'auto di Gianni Guido e si diressero in città, la ragazza approfittò di una sosta per attirare, da bagagliaio della vettura, l'attenzione di un metronotte e farsi salvare. "Donatella era un'attrice di teatro, ‘la scena della morte', l'aveva rappresentata in teatro tempo prima, così quando si presentò l'occasione, era pronta e fredda. "Io non volevo crederci, Rosaria morta ammazzata, per me era un sogno – racconta turbata, Letizia Lopez – poi l'ho vista all'obitorio: vestita di bianco, bellissima, con un lacrima che le scendeva su una guancia. Allora  cominciai veramente a soffrire, capii che era morta".

"Al processo contro Izzo e Guido (Andrea Ghira si sottrarrà all'arresto), c'erano tante femministe a sostenere mia Donatella, la sopravvissuta – racconta Colasanti – per lei non fu facile, anche perché la difesa dei tre fu molto dura con lei, con Rosaria fu accusata di ‘esserla cercata'. Quando alla fine furono condannati, lei non smise di combattere ed è quello che ha fatto fino al 2005, quando, uscito in semilibertà, Angelo Izzo ha ammazzato altre due persone. Donatella andò in collera, per l'ennesima volta non l'avevano ascoltata, lei lo aveva sempre detto che Izzo era pericoloso". Donatella Colasanti è morta nel 2005, pochi mesi dopo il duplice omicidio commesso da Izzo, per un cancro al seno. Non riuscì ad assistere al secondo processo contro il suo ex aguzzino. "Se è stato una fortuna o una sfortuna sopravvivere a quell'orrore? Se è sopravvissuta è perché doveva cambiare le cose: senza di lei la legge che definisce lo stupro reato contro la persona e non contro la morale, non ci sarebbe stata. È l'icona della sopravvissuta, lei è la storia".