Lo scorso 13 marzo, in piena crisi sanitaria e nel mezzo del caos mascherine, un avvocato campano ha scritto una lettera d’aiuto al lontano presidente Putin chiedendogli l’invio di un milione di mascherine.

Una follia, un tentativo disperato, un buco nell’acqua, a detta di molti. E invece il leader russo non solo ha risposto all’appello, ma pochi giorni dopo ha organizzato “un carico umanitario” e ha fatto recapitare i kit in Italia.

Quell’avvocato si chiama Alexandro Maria Tirelli, è un penalista esperto di diritto internazionale, difensore di fiducia di alcuni dei maggiori narcos dei cartelli colombiani, amico della famiglia Escobar (sì, quella di Pablo), ma anche legale di oligarchi russi, consulente di ambasciate e protagonista di processi storici come quello al dittatore Noriega.

Ora ha deciso di entrare in politica formando un partito al Sud che potrebbe perfino piacere a Salvini e ai leghisti: “Libertà, Giustizia e Repubblica” (Lgr).
Tre parole nel proprio nome, 3 quelle di Lgr, e altrettante quelle che compongono lo slogan: "competenza, meritocrazia, fermezza". “In questo senso – spiega Tirelli – la nostra agenda politica prevede la costruzione di un grande argine contro il qualunquismo del Movimento 5 stelle e contro l’incompetenza inconcludente di tutta la sinistra italiana, la quale ultima non solo ha smarrito i propri valori genetici, ma si è trasformata in una forza politica di svantaggio dell’interesse nazionale, a favore delle lobby delle multinazionali e di Bruxelles”.

L’Europa è centrale nella visione dell’avvocato Tirelli, che parla perfettamente 5 lingue ed è presidente dell’associazione “Camere Penali del diritto Europeo e Internazionale”, un’associazione di penalisti fondata nel 2017 cui aderiscono importanti specialisti nel diritto penale e delle estradizioni.

“Il nostro partito crede che l’evoluzione e il progresso possano rendersi possibili in un mondo nel quale siano massimamente garantiti il pluralismo, la rappresentanza, la tutela delle minoranze – ha raccontato Tirelli, che condivide la sua avventura con lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi, divenuto diacono cattolico di rito greco-melchita e poi presbitero della Chiesa ortodossa italiana autocefala – Crediamo nell’uguaglianza degli uomini e dei culti, a patto che essi non determinino il detrimento dello Stato e delle libertà costituzionali”.

L’avvocato si definisce figlio della grande tradizione liberale dei giuristi piemontesi e dice di ispirarsi a Gobetti ed Einaudi, oltre che a Benedetto Croce e al sociologo tedesco Ralf Gustav Dahrendorf. Rivendica con orgoglio di essere stato allievo di Gustavo Zagrebelsky e che, nel periodo in cui ha frequentato la sua scuola, ha focalizzato gli studi sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, concentrandosi sul tema del sollevamento delle questioni costituzionali nel processo penale.
L’imprinting liberale gli deriva dagli anni trascorsi seguendo “Democrazia Liberale” e dal lavoro nella segreteria politica di Renato Altissimo, segretario del partito liberale italiano e più volte ministro.

In questa tornata elettorale Lgr non parteciperà, preferendo prima trovare una collocazione che rappresenti davvero i princìpi che compongono il partito. Intanto, per ogni evenienza, è già pronto un programma di venti punti in cui sono affrontati tutti i temi su cui le altre formazioni si stanno scontrando da mesi. Spazio alla questione fiscale, alla divisione delle carriere dei magistrati con “immediata riforma del processo penale”, “abolizione delle Regioni con la costituzione delle Aree Metropolitane”. Ma il primo punto dell’elenco è riservato all’Europa: “Permanenza della Repubblica nell’Unione Europea, ma uscita dal sistema dell’euro. Restaurazione della libertà di battere moneta, politica monetaria nelle mani dello Stato”.