La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria del Forteto, la comunità di Vicchio del Mugello, in provincia di Firenze che accoglieva minori in affidamento, confermando la condanna a 14 anni e 10 mesi per il suo capo e fondatore, il "profeta" Rodolfo Fiesoli, 78 anni, per il quale si aprono ora le porte del carcere. L'uomo era accusato di abusi sessuali, anche su minori, e maltrattamenti. I giudici della IV sezione penale della Suprema Corte hanno così di fatto rigettato il ricorso presentato dall'imputato, ribadendo la sentenza già pronunciata nell'ottobre dello scorso anno al termine del processo d'appello bis e chiudendo definitivamente il caso Forteto, di cui si era cominciato a parlare già alla fine degli anni Settanta.

Confermata anche la condanna a 6 anni e 4 mesi per Daniela Tardani, una delle madri affidatarie di minori, accusata di violenza sessuale di gruppo insieme al "profeta". Il secondo processo d'appello era stato celebrato dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturiva da una diversa valutazione del reato "base", cioè quello più grave. Per Rodolfo Fiesoli le porte del carcere di Sollicciano si erano aperte il 23 dicembre 2017, quando i carabinieri lo avevano prelevato da casa sua ma era stato scarcerato qualche mese più tardi, l'8 luglio del 2018 a seguito di una decisione della Cassazione del precedente 5 luglio, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l'avvocato Lorenzo Zilletti, in quanto "non definitiva" la sentenza di condanna. Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi, ma sempre la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena di 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Resta ora da capire quando i due saranno arrestati.