Stefano Cucchi
in foto: Stefano Cucchi

Pochi giorni dopo la morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009, i vertici romani dell'Arma dei Carabinieri inviarono tre note di "apprezzamento" e "pauso" ai militari che il 15 ottobre avevano arrestato il geometra romano, trovato in possesso di 20 grammi di hashish. Della vicenda ha parlato oggi il pubblico ministero di Roma Giovanni Musarò durante l’audizione del luogotenente Giancarlo Silvia, del Nucleo comando della compagnia Roma-Casilina, nell’ambito del processo per i presunti depistaggi sulla morte del 31enne. Nel leggere una nota il magistrato ha spiegato che questa era stata inviata a quattro giorni dal decesso di Cucchi e ha chiesto al teste: "È usuale una nota del genere per un arresto di spaccio di droga, per una così modica quantità?". "Certamente no", ha risposto Silvia.

Lo stesso luogotenente Silvia ha aggiunto: "Un militare del Nucleo operativo, di ritorno dall’udienza di convalida di Stefano Cucchi, disse che il giovane era conciato male, tanto che aveva difficoltà a camminare”. Il militare che è in servizio nell’ufficio dal 2003 ed ha il ruolo di ‘caposcrivano’, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò e dei legali di parte civile, ha spiegato poi che “quella confidenza” su Cucchi non fu riferita a lui direttamente e che comunque lui non approfondì e “nemmeno l’ha rappresentata” successivamente ai suoi superiori.

Due carabinieri condannati per l'omicidio di Stefano Cucchi

Nel novembre del 2019, al termine di due anni di udienze e dopo otto ore di camera di consiglio, è stata emessa la sentenza di primo grado contro gli imputati, autori dell’arresto e responsabili delle percosse inflitte a Cucchi, che dopo l'arresto per spaccio venne picchiato in caserma (così ha stabilito la sentenza), quindi portato in tribunale, trasferito a Regina Coeli, due volte al pronto soccorso e infine ricoverato all’ospedale Pertini dove è deceduto senza che i familiari riuscissero a sapere nulla delle sue condizioni. I carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo sono stati condannati per omicidio preterintenzionale a 12 anni di reclusione. Successivamente è stato aperto il cosiddetto processo "Cucchi ter", per ricostruire le responsabilità di chi tentò di coprire il pestaggio del geometra. Otto i militari sotto accusa. Il ministero di Giustizia si è costituito parte civile.