Rinviate a giudizio due ginecologhe e un'infermiera accusate di aver falsificato una cartella clinica dopo la morte di un neonato avvenuta nella clinica Candela di Palermo nel 2010. Il processo inizierà a giugno e per il momento alle imputate è contestato il reato di falso in atto pubblico. Si prescriverebbe tra circa un anno e mezzo. Il giudice ha individuato come responsabili civili, e quindi come coloro che dovranno pagare un eventuale danno in caso di condanna, sia la casa di cura che l'assessorato alla Salute, riconoscendo un dovere di controllo della Regione sulle strutture convenzionate.

La storia parte da lontano ed è molto complessa: circa dieci anni di indagini, quattro opposizioni e altrettante richieste di archiviazione da Parte della Procura prima di arrivare alla fissazione dell'udienza preliminare a ottobre scorso. Una battaglia lunga condotta dagli avvocati Bullaro, Savoca e Raimondi, che assistono i genitori di un bimbo deceduto dopo il parto. La donna, allora 29enne, è entrata nella clinica per partorire il suo primo figlio. Le cose si sarebbero complicate e lei avrebbe chiesto più volte un cesareo. I medici, secondo l'accusa, non l'avrebbero ritenuto necessario. Il bimbo era nato morto e la famiglia aveva presentato denuncia contro i sanitari.

La Procura aveva quindi iniziato la sua inchiesta, disponendo come da prassi il sequestro della cartella clinica. Il documento però era informatico e agli inquirenti sarebbe stata fornita una copia stampata. In questa fase nascerebbe l'accusa verso le tre imputate: per la Procura avrebbero compilato e modificato la cartella fino a due giorni dopo il sequestro. L'inchiesta per la morte del bimbo era stata archiviata, ma è rimasta aperta per ben dieci anni quella della presunta falsificazione poiché le imputate, sempre secondo quanto afferma l'accusa, avrebbero aggiunto altri dettagli alla cartella clinica anche dopo il parto.