Caro Mariano, ce l’abbiamo fatta. Undici mesi di lotta, di attese, di resistenza per vincere un pezzettino di quella battaglia che tu, pieno di stanchezza, hai dovuto abbandonare. Perché questa, caro Mariano, non la dovevi proprio fare quel giorno lì. Quando hai deciso che sarebbe stata la tua ultima “Buonanotte” al mio ultimo “Aggiornami…”, e poi dopo il silenzio. Solo silenzio per sempre, ma non con il finale che stavamo tutti sperando. Quella decisione che avevi preso da tempo ma che in troppi hanno provato a portarti via.

Marco Cappato ha commentato che “da oggi siamo tutti più liberi, anche chi non è d’accordo”. Mi chiedo se sia davvero così, se vale anche per quello Stato che ti ha tolto la vita, Mariano: una legge e una cultura così bigotta e presuntuosa da decidere per gli altri, fino a succhiargli l’ultima briciola di dignità.

Ed a Marco Cappato avevo raccontato la tua storia, dopo che a Fanpage.it l’avevamo resa pubblica. Avevamo sognato insieme la Svizzera che ti avrebbe finalmente reso libero dal dolore. Un Paese che ti aveva aperto le porte con un’autorizzazione verso un centro specializzato per il suicidio assistito. Ma con te, purtroppo, abbiamo perso miseramente: contro chi ti era vicino ma non abbastanza (e magari comprensibilmente, accecato dal dolore), contro avvocati, contro la bestia della depressione. Contro un mondo che continua a calpestare il diritto di ognuno a scrivere la fine che vorrebbe per se stesso.

Ti hanno ritrovato appeso, una fredda mattina, nella camera della clinica di Roma dove eri ricoverato. Non sappiamo come tu abbia fatto, sappiamo solo che non lo avresti dovuto fare. Non dovevi farlo tu. E chissà cosa hai pensato. Chissà qual è stata l'ultima cosa che hai osservato, l'ultimo odore percepito, mentre le tue mani ormai deboli prendevano un laccio, lo passavano intorno al collo, stringevano, ti lasciavi andare. Non riesco a pensarci. Il dolore amplificato, come se non bastasse, masticato fino all'ultimo boccone. L'ultimo straziante respiro.

Caro Mariano, volevo dirti che ce l'abbiamo fatta. Undici mesi di lotta, di attese, di resistenza per vincere un pezzettino di una battaglia che è solo all'inizio. Ma intanto, da domani, ricominciamo a sperare. Anche per te, da domani, continueremo a ricordare che di eutanasia non si muore, di eutanasia si torna a vivere. Ché nessuno più dovrà fare la tua fine.