Sono duecentoquaranta le persone risarcite per i fatti di Piazza San Carlo, a Torino, dove il 3 giugno del 2017 durante la proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid l'uso avventato di spray al peperoncino causò una calca: nel fuggi fuggi generale persero la vita due donne, Marisa Amato e Erika Pioletti, e 1.500 persone rimasero ferite. A una ragazza della provincia di Torino è stata diagnosticata, dopo le visite degli specialisti effettuate durante le trattative con le assicurazioni dei responsabili civili, la sindrome da stress post traumatico. Lo si è appreso oggi al Palazzo di Giustizia di Torino, a margine della ripresa dell'udienza preliminare a carico di quindici imputati per i reati di disastro e omicidio colposo, tra cui figura la sindaca Chiara Appendino. Nel corso del  dibattimento, il pubblico ministero Vincenzo Pacileo ha modificato alcune parti del capo d'accusa, contestando ad alcuni imputati – anche al primo cittadino – altre condotte omissive.

Il pm Vincenzo Pacileo, in particolare, ha chiesto e ottenuto dal gup di integrare i capi d'accusa con nuove contestazioni. Agli amministratori e dirigenti del Comune (la sindaca Appendino, Paolo Giordana, Chiara Bobbio e Paolo Lubbia) la Procura contesta la mancata acquisizione del parere della Commissione provinciale di vigilanza che, come prevede il Tulps, decide sulle condizioni di sicurezza degli eventi. All'ex questore Angelo Sanna e agli altri dirigenti della questura (Michele Mollo, Alberto Bonzano e Pasquale Piro) è contestato, invece, il mancato impiego di steward che avrebbero dovuto presidiare gli accessi al parcheggio sotterraneo e rimuovere le transenne in caso di emergenza.

Molti dei presenti in piazza quella sera hanno lamentato conseguenze di tipo psicologico: a una ragazza è stata riconosciuta la sindrome da stress post traumatico, patologia considerata caratteristica dei soldati reduci di guerra ma anche delle persone che subiscono catastrofi naturali, come terremoti, incendi, alluvioni. La ragazza ha spiegato che a causa del trauma non riesce più nemmeno ad andare a Torino senza essere accompagnata.