La Calabria trema ancora. Un terremoto di magnitudo 3.2 è stato avvertito in provincia di Cosenza  39 minuti dopo la mezzanotte. L'epicentro è stato individuato dalla sala sismica Ingv di Roma a tre chilometri a Sud-Est di Diamante. Il sisma si è verificato ad una profondità di 273 chilometri. Le scosse sono state avvertite a Buonvicino, Belvedere Marittimo, Maierà, Grisolia, Sangineto, Bonifati, Santa Maria del Cedro, Verbicaro, Sant'Agata di Esaro, San Sosti, Orsomarso, Scalea, San Donato di Ninea, Santa Domenica Talao, Cetraro.

Perché la Calabria è una regione ad elevato rischio sismico

Come spiega la Protezione Civile la Calabria è una regione ad elevato rischio sismico, già in passato teatro di eventi catastrofici che hanno causato lo spopolamento e l'abbandono di molte località dell'entroterra: "La Calabria ha una pericolosità sismica molto alta (per frequenza e intensità dei fenomeni accaduti in epoca storica), una vulnerabilità altissima (per fragilità del patrimonio edilizio, infrastrutturale, industriale, produttivo e dei servizi) e un’esposizione molto alta (per densità abitativa e presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale in zone interessate da faglie attive)", spiega la Protezione Civile spiegando anche le ragioni per cui la regione è così esposta:  "Tutti (o quasi) conoscono la ‘Teoria della tettonica a placche', secondo la quale i continenti non sono fermi ma si muovono e costituiscono un insieme di placche rigide che “galleggiano” su un orizzonte plastico. I continenti possono avvicinarsi o allontanarsi reciprocamente. Lungo i limiti di contatto tra i continenti le rocce si rompono. La Calabria è così esposta ai rischi “geologici” perché è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa che si stanno avvicinando ad una velocità di 7 millimetri/anno: in altre parole, la Calabria è “schiacciata” dalla grande morsa costituita dalla placca africana (a sud) e da quella europea (a nord). Questa morsa provoca la rottura delle rocce calabresi lungo quelle gigantesche fratture – lunghe da decine fino a centinaia di chilometri e profonde generalmente fino a 10-15 km – che i geologi chiamano faglie".