Bimbo di 5 anni investito a Torino, il patrigno: “Camilla è la mia amante, voleva colpire me”

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A Torino un bambino di 5 anni è stato investito da un’auto durante una lite tra adulti. Il patrigno del piccolo ha raccontato di essere l’amante di Camilla D’Alessandra, la 24enne arrestata per tentato omicidio: “Penso che volesse investire me”. Il gip ha convalidato il fermo e disposto il carcere per la giovane.

La donna che sabato sera ha investito un bambino di cinque anni a Torino era l'amante del patrigno del piccolo. A raccontarlo è stato lo stesso uomo, un operaio di 33 anni, che ha deciso di parlare dopo giorni di silenzio e ha spiegato a La Stampa quale fosse il rapporto con Camilla D'Alessandra, la 24enne arrestata con l'accusa di tentato omicidio.

"Camilla è la mia amante. La donna, madre dei due figli, che era con me sabato sera in via Pinelli è la mia compagna. I figli non sono miei ma sono affezionato a loro come se lo fossero. Penso che Camilla, quella sera, volesse investire me", ha raccontato l'uomo.

Il bambino, colpito dalla Fiat Panda della 24enne, è stato ricoverato all'ospedale Regina Margherita. Ha riportato un trauma toracico e addominale e, secondo le informazioni diffuse dopo l'incidente, non è in pericolo di vita, con una prognosi di 30-40 giorni. D'Alessandra, fermata dai carabinieri nella notte tra sabato e domenica, è accusata di tentato omicidio e lesioni personali aggravate.

Camilla D'Alessandra, la relazione con il patrigno del bimbo investito

Il racconto del 33enne aggiunge un elemento decisivo alla vicenda. D'Alessandra, davanti al gip durante l'udienza di convalida, aveva invece descritto l'uomo come il proprio fidanzato. Era convinta che la donna trovata con lui fosse la sua ex compagna, una persona che, secondo il suo racconto, da tempo cercava di convincerla a lasciarlo.

"Quell'uomo è il mio fidanzato. La donna con cui l'ho sorpreso sabato notte è la sua ex, o perlomeno, io pensavo che lo fosse. Una ex molto invadente, che mi ha importunata più volte, telefonandomi e arrivando a chiedermi anche di lasciare stare il mio fidanzato, perché diceva che lui sarebbe stato il "suo" uomo", ha raccontato la 24enne.

La giovane ha riferito di aver iniziato una relazione con lui a giugno e che, da quel momento, l'uomo aveva cominciato a dormire a casa sua. "Lui voleva sposarmi, me lo aveva chiesto e mi aveva fatto fare una cura ricostituente perché voleva un figlio da me", ha detto durante l'interrogatorio.

Sabato, però, qualcosa era cambiato. Secondo la sua versione, l'uomo aveva smesso di rispondere al telefono dopo le 16.30. Lei era uscita dal lavoro alle 20 e aveva deciso di cercarlo.

La lite prima dell'investimento a Torino

D'Alessandra ha raccontato di averlo visto mentre era alla guida e di essere scesa dall'auto per affrontarlo. "L'ho preso a schiaffi, poi me ne sono andata", ha riferito. La situazione sarebbe però proseguita poco dopo.

"Ho fatto retromarcia e il mio fidanzato ha spaccato il cellulare contro il mio parabrezza. Sono ripartita per andare via e sono tornata lì, ma lui per la seconda volta ha colpito la mia macchina", ha raccontato la 24enne. A quel punto, secondo la sua ricostruzione, avrebbe lasciato la zona perché impaurita.

"A quel punto sono andata via, avevo paura. In corso Regina ho accostato. Ho telefonato alla madre di lui, che è venuta da me per consolarmi. Poi ho sentito mia mamma, era con i carabinieri, che mi hanno raggiunta".

Il gip convalida il fermo per tentato omicidio

Durante l'udienza di convalida D'Alessandra ha sostenuto di non aver voluto colpire il bambino e di aver agito in una situazione di forte agitazione. Ma gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato il gip a una valutazione diversa sulla dinamica.

Nell'ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere, il giudice sottolinea il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione di condotte violente. Tra gli elementi valutati ci sono anche la lite avvenuta poco prima dell'investimento, i messaggi e le telefonate acquisiti dai carabinieri e i rilievi effettuati sull'auto e sul luogo dell'incidente.

Secondo quanto emerge dall'ordinanza, la 24enne avrebbe ammesso di essere tornata in auto per raggiungere nuovamente il compagno e l'altra donna, spiegando di voler "continuare la conversazione". Avrebbe inoltre riferito di aver imboccato via Pinelli a velocità sostenuta. Il gip ha considerato questi elementi insieme al fatto che sull'auto non sarebbero stati rilevati segni di frenata, arrivando a ritenere non compatibile con gli elementi raccolti la ricostruzione di una semplice fatalità.

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