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Bimbi nel bosco, i genitori: “La comunità chiude i piccoli a chiave per non farli andare dalla madre”

La difesa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion in una lettera al Tribunale denunciano: “I bambini dormono la notte in una stanza chiusa a chiave, hanno attacchi di panico”.
A cura di Giorgia Venturini
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"I bambini dormono la notte in una stanza chiusa a chiave, hanno attacchi di panico". Lo denuncia in una lettera al Tribunale la difesa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della famiglia nel bosco a cui lo scorso novembre è stata sospesa la potestà genitoriale sui loro tre figli. Da allora i tre bambini sono in una casa famiglia di Vasto.

I genitori tramite i loro legali accusano l'assistente sociale. Come riporta Il Corriere della Sera, i piccoli ora per i genitori non solo sono separati da loro ma anche segregati. Per evitare che durante la notte i bimbi vadano dalla madre l’assistente sociale, Veruska D’Angelo, avrebbe disposto di chiudere a chiave la porta della loro stanza: in questo modo appunto – sempre secondo gli avvocati difensori dei genitori – la comunità evita il ricongiungimento in orari notturni con la mamma dal momento che anche lei dorme nello stesso edificio, anche se in un'ala diversa.

Nella lettera gli avvocati dei coniugi precisano anche che "i bimbi percepiscono la separazione come una loro responsabilità". Per ora però dal Tribunale non è previsto nessun ricongiungimento tra figli e genitori. Si sarebbe deciso di ospitare la mamma all’interno della casa famiglia dal momento che i figli non sono mia stati vittime di maltrattamenti. Ora, per gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, la situazione sta peggiorando: i bambini sono chiusi in stanza la notte senza poter uscire e questo susciterebbe in loro una forte ansia e crisi notturne. 

La difesa nella lettera scrive: "Credo che a nessuno sfugga come una simile decisione determini una ulteriore e ingiustificata sofferenza nei tre minori erigendo, di fatto, un invalicabile muro d’angoscia che nei bambini si traduce in un insostenibile senso di impotenza e di colpa. I bimbi percepiscono la separazione come una loro responsabilità e questo è insopportabile".

La lettera conclude chiedendo al Tribunale di tenere la porta non chiusa a chiave: "Quella porta che i bambini sapranno essere chiusa anche questa notte sarà causa di nuovo dolore e trauma che non trova ragione nell’ordinanza del Tribunale". Intanto i vertici della casa famiglia smentiscono le accuse secondo la quale la casa famiglia "sarebbe una prigione".

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