Con il costante aumento dei casi di coronavirus anche quelli più gravi, che richiedono il ricovero dei pazienti, sono in crescita e soprattutto nelle regioni del centro e sud Italia. L'incremento è dell'8,55% nelle regioni centrali e dell'8,52% in quelle meridionali, rispetto al 4,38% del Nord. Il trend emerge dalla 20esima puntata dell’Instant Report Covid-19 aggiornato al 15 settembre, iniziativa dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Atems) dell’Università Cattolica, che fa un confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-Cov-2 a livello nazionale.

In particolare, in Valle d’Aosta la percentuale di ricoverati sui positivi cresce rispetto alla settimana scorsa, mentre in Piemonte si registra una tendenza inversa. Si segnala un andamento pressoché stabile in Lombardia. Nelle regioni del Centro si rileva un andamento in aumento in Abruzzo, Lazio, Molise e Umbria. Nelle Marche l’indicatore subisce una lieve flessione durante l’ultima settimana. Il trend è in crescita nella quasi totalità delle regioni del Sud e nelle isole. La Sardegna, in particolare, registra un aumento significativo di ricoverati nell’ultima settimana. L’Umbria è invece attualmente la regione che fa registrare il rapporto più elevato tra ricoverati in terapia intensiva sul totale dei ricoverati per Covid (20,69%), seguita dalla Sardegna (17,31%). In media, in Italia, l’8,30% dei ricoverati per Covid-19 ha necessità dell'assistenza in terapia intensiva.

Rispetto ai tamponi il dossier segnala che nella settimana 8/15 settembre "i valori più alti vengono registrati nelle regioni del nord (Veneto e Provincia autonoma di Trento). Il valore più basso viene registrato nella Regione Calabria. In media in Italia viene registrato un valore di 9,73 (la scorsa settimana era di 10,60) tamponi effettuati su 1.000 abitanti".

OMS: "In Europa la situazione è molto grave"

Mentre aumentano i contagi e i ricoveri l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha invitato tutti i paesi europei a non abbassare la guardia perché la situazione nel Vecchio Continente è "molto grave". “Gli attuali casi settimanali hanno superato quelli segnalati quando la pandemia ha raggiunto per la prima volta il picco a marzo” ha spiegato Hans Kluge, direttore regionale per l'Europa dell’Oms. "Oltre metà dei paesi europei hanno registrato aumenti di oltre il 10% nelle ultime due settimane e in sette paesi l'incremento è stato pari a più del doppio" ha aggiunto Kluge, ricordando che un "trend allarmante" e che questi numeri "devono essere una sveglia per tutti".