Assessore critica Stefano Gabbana: centinaia di insulti su twitter

A cura di D. F.
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L’assessore al commercio del Comune di Milano aveva dichiarato, a titolo personale: “Non bisognerebbe concedere spazi simbolo della città a personaggi famosi e marchi vip che hanno rimediato condanne per fatti particolarmente odiosi in questo momento di crisi economica come l’evasione fiscale”.

Critichi Stefano Gabbana, lo stilista milanese condannato in primo grado per "omessa dichiarazione dei redditi"? Rischi di finire nei guai. E' quello che è accaduto, in effetti, all'assessore al commercio del Comune di Milano Franco D'Alfonso, che si è visto pubblicare su twitter persino indirizzo e mail e numero di telefono, oltre a centinaia di insulti. La sua colpa quella di aver dichiarato, a titolo personale, che "non bisognerebbe concedere spazi simbolo della città a personaggi famosi e marchi vip che hanno rimediato condanne per fatti particolarmente odiosi in questo momento di crisi economica come l’evasione fiscale". La dichiarazione non è piaciuta a tanti fan dello stilista, che si sono ribellati animatamente su twitter. E non è piaciuta neppure agli avversari politici dell'assessore, che non hanno perso l'occasione per attaccarlo e definirlo giustizialista. Altri commenti recitavano "vergogna", "Comune di Milano Fate schifo!" e molte altre frasi simili.

Pochi istanti dopo il tweet, è arrivato un comunicato di D’Alfonso in risposta al tam tam. "Oggi su alcuni organi di stampa è stata riportata una mia frase, non contenuta in un’intervista, ma estrapolata da una conversazione informale riguardante argomenti generali, che non esprimeva certo l’opinione dell’Amministrazione. Preciso che da parte mia c’è l’assoluto rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino ad una sentenza definitiva. Il garantismo è un principio universale che vale per tutti. Auspico quindi che nel procedimento in corso Dolce e Gabbana chiariscano la loro posizione". L'affermazioni era stata fatta in merito alla condanna di Dolce&Gabbana a un anno e otto mesi di carcere per "omessa dichiarazione dei redditi" e al pagamento di 500 mila euro all’Agenzia delle Entrate, parte civile. I due avrebbero evaso 416 milioni di euro a testa oltre a 200 milioni riferiti alla società Gado con sede in Lussemburgo.

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