Annalisa Lombardi uccisa dall’amica incapace di intendere e volere, risarcita solo la madre: “Sentenza illogica”

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Annalisa Lombardi
Per la morte di Annalisa Lombardi, 28enne uccisa dall’amica nel luglio 2012, è stata risarcita solo la madre della vittima, deceduta nel 2022. Al resto della famiglia, invece, i giudici hanno negato il risarcimento. “I familiari non hanno cercato di ottenerlo direttamente da chi deve sorvegliare sulla responsabile, incapace di intendere e di volere e quindi non punibile”.

Il 24 luglio del 2012, Annalisa Lombardi fu uccisa a Ferriere (Piacenza) da un'amica 29enne con la quale era andata in vacanza. L'omicidio è stato al centro di un breve processo penale per poi proseguire in sede civile.

L'autorità che hanno indagato su quanto accaduto parlarono di almeno 150 coltellate inferte alla 28enne. La killer soffriva di gravi forme di depressione e crisi e per questo è stata riconosciuta non imputabile.

Durante la fuga, la donna precipitò da un balcone, ferendosi anche in maniera più o meno grave. La vicenda giudiziaria inizia nel 2013, quando il giudice del tribunale di Piacenza ha assolto la 29enne perché "non imputabile" a causa del suo stato psichico.

La donna, assolta dal reato penale, è stata dichiarata socialmente pericolosa e per 10 anni è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico giudiziario. I genitori di Lombardi non si sono mai arresi, dando il via a un'azione civile contro lo Stato italiano per il risarcimento dei danni o gli indennizzi, secondo la direttiva Ue applicata in ritardo dal nostro Paese e divenuta legge nel 2016, modificata poi nel 2017.

La famiglia della 28enne aveva chiesto 600mila euro di risarcimento o l'indennizzo previsto dalla legge 122 per i familiari o le vittime di crimini violenti. Il tribunale di Roma nel 2023 aveva rigettato le richieste della famiglia in merito e i genitori avevano deciso di fare appello. Nei giorni scorsi poi, i giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza dei colleghi, compensando le spese legali per entrambi i gradi di giudizio.

Secondo i magistrati, i familiari "non avrebbero dimostrato di aver provato a ottenere il risarcimento direttamente dai familiari della killer che, in quanto parenti di una persona incapace di intendere e di volere, sono responsabili della sua custodia".

L'assassina, infatti, non può essere chiamata a rispondere delle proprie azioni nemmeno in sede civile e i genitori di Lombardi, secondo i giudici, avrebbero dovuto rivolgersi direttamente alla famiglia della 29enne. "L'incapacità di intendere e di volere esclude la punibilità, ma non elimina l'esistenza del reato né ogni possibilità di tutela civilistica, prevedendo la responsabilità del soggetto tenuto alla sorveglianza dell'incapace", scrivono i magistrati nella sentenza.

Nella stessa sentenza, si dà atto che tra il primo e il secondo grado di giudizio, sono stati corrisposti 50mila euro alla madre della vittima, deceduta nel 2022. Gli avvocati della famiglia della ragazza, Stefano Piva e Gianluca Caporossi, hanno fatto sapere di voler fare ricorso in Cassazione. "Al momento dell'omicidio, l'assassina era maggiorenne e nessuno doveva sorvegliare su di lei, l'incapacità di intendere e di volere è stata dichiarata successivamente. Appaiono evidenti illogicità e contraddittorietà nella sentenza d'appello, laddove si ricorda l'indennizzo corrisposto alla madre della vittima ma poi negato alle sorelle, seguendo il criterio di non aver fatto di tutto per ottenere direttamente il risarcimento dai familiari dell'imputata. O si pagano tutti, o nessuno".

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